Sono in possesso al massimo della licenza media, non studiano, in molti casi non hanno alcuna intenzione di lavorare, sono giovani di età compresa tra i 18 ed i 24 anni, sono quelli che gli studi sociali definiscono Elet (Early leavers from education and training).
Un fenomeno con cui l’Italia fino a qualche anno fa era costretta a fare i conti in maniera molto più intensa rispetto agli altri Paesi europei: nel 2014 gli Elet erano il 15% dei giovani italian, dieci anni dopo questa percentuale si è ridotta al 9,8%, non troppo distante dalla media dell’Unione Europea, il 9,3%. Un netto miglioramento, che lascia intravedere come più che probabile il raggiungimento nel 2030 della soglia obiettivo del 9%. A dispetto di questi innegabili progressi, è interessante notare come il fenomeno in Italia presenti caratteristiche particolari rispetto al resto d’Europa.
Ad iniziare dai luoghi in cui si concentra maggiormente il fenomeno: se in Europa il fenomeno della fuoriuscita precoce dal sistema di istruzione riguarda principalmente i giovani che vivono al margine delle grandi città, nelle realtà urbane di medie e piccole dimensioni e nelle aree rurali, in Italia sono proprio le grandi città quelle in cui si concentra la maggior parte degli Elet. Nei centri minori il fenomeno è addirittura più basso della media europea, attestandosi all’8.8%.
In uno scenario già particolare rispetto a quello degli altri Paesi dell’Unione Europea, l’Italia presenta scenari differenziati anche su base territoriale. Limitando l’analisi alla tre più grandi città metropolitane del Paese – Milano, Roma e Napoli – appaio evidenti le specificità della realtà partenopea. Il primo dato che balza all’occhio è la più elevata percentuale di Elet che si registra nella metropoli partenopea: il 17,6% rispetto al 12,4% di Milano ed al 9,5% di Roma. Altro elemento di rilievo è l’alta percentuale di ragazze tra gli Elet partenopei: sono il 15,7% rispetto ad una media nazionale del 7,1%.
Osservando i dati contenuti nell’ultimo rapporto Svimez la città di Napoli appare divisa esattamente in due, con i quartieri della zona orientale e in particolare del centro storico dove si concentra la maggior parte dei giovani che hanno abbandonato prematuramente gli studi. Dati che mostrano una realtà profondamente radicata nella realtà sociale napoletana: «Questi dati – si legge nel rapporto Svimez – si fanno drammatici se si calcola la quota di Elet tra i giovani i cui genitori non hanno conseguito un diploma, con un valore pari al 25% che appare distribuito in maniera sostanzialmente uniforme su tutto il territorio cittadino. Il quadro che ne emerge è di un fenomeno endemico e strutturale che colpisce soprattutto le fasce più disagiate della popolazione e che è caratterizzato da un alto grado di trasmissione intergenerazionale».

