Tortora: Dal teatro al Premio Charlot, un anno di grandi successi

Attore, autore, regista, cantante, ideatore e patron di una delle manifestazioni culturali più longeve e identitarie della città di Salerno. Claudio Tortora è una figura centrale nel panorama dello spettacolo dal vivo, capace di coniugare creatività artistica e progettualità culturale. Fondatore, insieme ad altri quattro operatori dello spettacolo salernitano, del Teatro Delle Arti, di cui è direttore artistico sin dalla nascita nel 2004, Tortora continua a guidare un teatro in costante crescita, tra stagioni sold out, formazione, nuove rassegne e uno sguardo sempre attento al futuro. Lo abbiamo intervistato per fare il punto sulle tante attività in corso e sui prossimi obiettivi.
Partiamo dal Teatro Delle Arti: che bilancio fa della stagione in corso?
«Direi un bilancio estremamente positivo. Per il secondo anno consecutivo, la stagione teatrale ha fatto registrare quasi il sold out per tutti gli spettacoli. In particolare, per quattro titoli abbiamo dovuto aprire una replica speciale il venerdì, a conferma di un pubblico sempre più presente, curioso e fidelizzato».
Un successo che apre nuovi scenari per il futuro?
«Assolutamente sì. A questo punto non escludiamo che per la stagione 2026–2027 si possa pensare direttamente a tre giornate di programmazione per ogni spettacolo. È un segnale importante, che ci incoraggia a continuare su questa strada, puntando sulla qualità delle proposte e sulla varietà dell’offerta».
Il Teatro Delle Arti non è solo stagione di prosa. Quali sono le altre anime del teatro?
«Il nostro è un teatro che cresce cercando di diversificare. Accanto alla stagione principale portiamo avanti diverse rassegne: dai Family Show, al Teatro Scuola, alla rassegna Che Comico e quella di Transpose, e quella di teatro d’avanguardia, passando per gli spettacoli napoletani con “Napule è”, fino alla recente apertura alle proiezioni cinematografiche per le scuole. È un lavoro continuo, pensato per intercettare pubblici diversi e avvicinare sempre più persone al teatro e alla cultura».
A proposito di formazione: grande attenzione anche ai laboratori teatrali.
«Sì, i laboratori di teatro sono un fiore all’occhiello del Delle Arti. Ogni anno accolgono tantissimi iscritti, dai bambini della prima elementare fino agli adulti. È un percorso formativo che coinvolge buona parte dei soci del teatro, impegnati come insegnanti. Crediamo molto nel valore educativo e umano del teatro, non solo artistico».
Negli ultimi anni il Teatro Delle Arti sta riscuotendo successo anche come cinema.
«È vero. Con le due sale cinematografiche, il teatro sta ritagliandosi uno spazio importante anche in questo settore. Il pubblico sceglie sempre più spesso di venire al Delle Arti per assistere ai film in programmazione. È un segnale che ci dice che l’idea di un luogo culturale polifunzionale funziona».
Passiamo ora al Premio Charlot, l’unica manifestazione al mondo dedicata a Charlie Chaplin. Cosa ci può anticipare sulla prossima edizione?
«Il Premio Charlot è una parte fondamentale della mia vita artistica. È una manifestazione unica, che porto avanti con grande passione. Il mio augurio per la prossima edizione è che possa tornare a svolgersi nel periodo estivo, che è il periodo in cui il premio è nato».
Perché è così importante tornare all’estate?
«Negli ultimi due anni il Premio si è svolto all’interno dei teatri della città. Questo ha inevitabilmente limitato la presenza del pubblico, per via delle dimensioni più contenute delle sale. In estate, invece, potendo utilizzare spazi più ampi, possiamo garantire la partecipazione di molte più persone e restituire allo Charlot quella dimensione popolare e condivisa che lo ha sempre contraddistinto».
Lei è attore, autore, regista, cantante. Quanto contano queste diverse anime nel suo lavoro di direttore artistico?
«Contano moltissimo. Avere vissuto il palcoscenico in tutte queste forme mi aiuta a guardare ogni progetto con maggiore consapevolezza. Il mio obiettivo, sia al Teatro Delle Arti che con il Premio Charlot, è sempre lo stesso: offrire qualità, emozione e accessibilità, senza mai perdere il legame con il pubblico».

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