Fico ringrazia De Luca. E guarda avanti

Continuità nei risultati, discontinuità nel metodo. È lungo questo crinale che Roberto Fico traccia nell’aula di Palazzo Santa Lucia le linee strategiche del nuovo governo regionale. Un discorso ampio, programmatico e costruito nei dettagli. Il governatore guarda in faccia i cinquanta consiglieri eletti, alla loro prima uscita ufficiale. E prova a tenere insieme due esigenze in apparenza inconciliabili: il bilancio di ciò che lascia Vincenzo De Luca e l’ambizione di voltare pagina,  senza eccessivi strappi. Il tutto dentro una cornice che il neo presidente definisce già “modello” politico: una coalizione più ampia della scorsa legislatura, progressista, con un respiro che guarda anche a Roma e alle elezioni del 2027 per la guida dell’Italia: «Al netto della critica politica sempre legittima» sottolinea «ci sono dati come il risanamento finanziario della Regione e il percorso verso l’uscita dal commissariamento sanitario che costituiscono oggi uno dei punti più importanti su cui costruire il nostro domani». Parole che pesano perché arrivano nel momento in cui la nuova maggioranza deve ancora completare l’assetto di governo e mentre l’eredità del “deluchismo” resta una presenza ingombrante nei rapporti interni alla coalizione. Fico, invece, sceglie la strada del riconoscimento istituzionale: «Governare significa anche saper riconoscere il buono che è stato fatto pur nella consapevolezza che molto resta ancora da fare senza alcuna ipocrisia». È qui che la continuità smette di essere parola d’ordine e diventa vincolo politico. Perché sul fronte dei conti e della sanità, il presidente della Campania rivendica la necessità di completare l’uscita dal piano di rientro e di trasformare quel risultato in capacità di programmazione. Ma nello stesso tempo mette a verbale la parte che non funziona: «È inutile nascondersi dietro le parole» annota «la sanità campana presenta ancora criticità significative». In sintesi. Liste d’attesa, medicina territoriale, case e ospedali di comunità, prevenzione, personale.  Accanto alle linee programmatiche Fico piazza anche un segnale immediato di discontinuità sul terreno più spinoso. Quello del rapporto con l’informazione. «Annuncio il ritiro della querela presentata nei confronti di Report. La verità è rivoluzionaria e non abbiamo paura». La querela era stata presentata dall’ex governatore De Luca. C’è poi un terzo elemento, più istituzionale ma non meno politico. La centralità del Consiglio regionale. Fico la mette in cima al “metodo” della legislatura: funzione conoscitiva, sindacato ispettivo, funzione legislativa, confronto pubblico permanente. E in questo scenario spazio naturalmente anche alle proposte dell’opposizione e alle iniziative popolari. Non è un passaggio tecnico, il suo. È un messaggio alla macchina amministrativa e ai partiti della maggioranza. E soprattutto è un tentativo di ricucire il filo con un elettorato sempre più distante. Il governatore cita infatti il dato dell’astensionismo e lo trasforma in allarme: «Dobbiamo recuperare dialogo tra cittadinanza e politica, ricostruire fiducia, riportare sobrietà, competenza e merito al centro dell’agire pubblico». Il resto del discorso è la mappa dei dossier. Risorsa idrica e grandi acquedotti, Pnrr e opere strategiche, agricoltura e lotta al caporalato. E ancora: aree interne e spopolamento, trasporti e Circumvesuviana, mare e bonifiche, Campi Flegrei e protezione civile, turismo diffuso e destagionalizzato, Coppa America come acceleratore per Bagnoli, contrasto all’economia criminale. In controluce c’è l’idea di una Campania “piattaforma” capace di negoziare con Roma e con Bruxelles, di gestire fondi e programmazione, di trasformare crescita e occupazione in sviluppo vero. Nel mezzo di tutto questo tiene banco la sfida più immediata: dare forma all’esecutivo, nominare gli assessori. E dimostrare che la sintesi tra continuità e rinnovamento non è soltanto una formula da discorso d’esordio ma un equilibrio reale. E praticabile. «Governare non è esercitare potere» conclude Fico con lo sguardo dentro l’orizzonte della legislatura regionale. «Governare è assumersi una responsabilità».

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