Il Natale porta Consiglio. E (forse) la giunta regionale

Se la notte porta consiglio, anche il Natale fa lo stesso in Campania. Lunedì prossimo l’aula dell’assise regionale tornerà a riempirsi: cinquanta rappresentanti, trentatrè alla maggioranza e diciassette all’opposizione. È il primo atto formale dell’era di Roberto Fico. Per il secondo e più atteso – la nuova giunta di Palazzo Santa Lucia- si parla tanto, si vocifera ancora di più ma alla fine si quaglia poco. Ancora per il momento. E questo “momento” va avanti da ormai un mese, dalla chiusura delle urne. Dentro questo scarto c’è tutta la complessità del passaggio di consegne tra il governatore entrante e l’uscente Vincenzo De Luca. La linea del rinnovamento, voluta dal livello nazionale del centrosinistra e di fatto certificata dallo stop della Corte costituzionale al terzo mandato per l’ex sindaco di Salerno, deve ora passare dalle forche caudine dell’esecutivo. Fico sa bene che non potrà forzare troppo la mano, nonostante anche il sostegno del sindaco partenopeo Gaetano Manfredi, architetto del campo largo a Palazzo San Giacomo e garante del nuovo corso campano nel segno di una bonifica politica dal deluchismo. Ma il percorso resta tutto in salita. La lista civica di ispirazione deluchiana – A Testa Alta – è uscita dalle urne come terza forza della coalizione. E pretende rispetto. Ovvero ruoli. E quindi posti nella giunta. Si parla di almeno due assessori, uno dei quali di peso. Sul tavolo il nome di Fulvio Bonavitacola, già vicepresidente con delega all’Ambiente. È esattamente il profilo che Fico vorrebbe evitare. Il motivo è politico: una continuità troppo marcata con il passato, tale da trasformare il nuovo corso di Palazzo Santa Lucia in un remake. Una lettura condivisa da una parte significativa del Pd partenopeo (vicina a Manfredi) ma non dal segretario regionale dem Piero De Luca. Il primogenito dell’ex governatore è chiamato a un equilibrio complicato: rappresentare il partito in sintonia con la segretaria nazionale Schlein e, allo stesso tempo, difendere l’area che fa capo al padre. Una partita doppia. Intanto tra i dem napoletani resta in rampa di lancio Mario Casillo, indicato come possibile vicepresidente con delega ai Trasporti. Casillo è stato il regista dell’elezione di Giorgio Zinno e Salvatore Madonna a Palazzo Santa Lucia, entrambi vicini alla soglia dei quarantamila voti. In corsa per un assessorato anche il sindaco di Portici Enzo Cuomo a Roberta Santaniello, dirigente regionale di area irpina, profilo competente e -si dice – vicino a De Luca. Il Movimento Cinque Stelle osserva. Sornione. Però senza restare fermo. Dovrebbero spettargli due deleghe: Cultura e Welfare, quest’ultima in continuità con l’esperienza del Comune di Napoli. Tra i papabili Gilda Sportiello e Salvatore Micillo. In Casa Riformista perde quota la candidatura di Tommaso Pellegrino, primo nella circoscrizione di Salerno ma non eletto, per il quale si profila un ruolo nel sottogoverno. Sale invece l’ipotesi Angelica Saggese. Avanti-Psi spinge su Enzo Maraio al Turismo. In Alleanza Verdi e Sinistra è in campo il nome del segretario regionale di Sinistra Italiana, Tonino Scala, per la delega al Lavoro. Ma si fa largo quello di Fiorella Zabatta. Per Noi di Centro, la lista di Clemente Mastella, due donne in campo per una delega (agricoltura o bilancio): Maria Carmela Serluca, assessore al Comune di Benevento, e la docente universitaria Giovanna Razzano. Infine la partita delle cariche istituzionali. Per la presidenza del Consiglio regionale il nome forte è quello di Massimiliano Manfredi, fratello del sindaco di Napoli. Defilata – ma non troppo – l’ipotesi Maurizio Petracca, primo degli eletti dem ad Avellino. Si vedrà. Fatto sta che dal voto di novembre è già passato un mese. Abbastanza per chiudere una squadra. Troppo per non interrogarsi sulle profonde – e tutte politiche – ragioni dello stallo.

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