Indicato da molti come la grande risorsa del Mezzogiorno, il turismo resta centrale nel dibattito sullo sviluppo economico del Meridione, anche se non sempre inquadrato nella corretta prospettiva. Di come far sì che questo comparto sia realmente uno dei motori dell’economia meridionale abbiamo parlato con Michelangelo Lurgi, fondatore e presidente di Rete Destinazione Sud e del Gruppo Alberghi e Turismo di Confindustria Salerno.
Nei giorni scorsi il presidente di Svimez Giannola in un’intervista ha definito la crescita del Sud solo “nominale”, condivide questa analisi?
«Pienamente. Muovendomi sui territori, in Campania in particolare, constato come questi dati positivi siano solo “da vetrina”, non consentono certo di immaginare un futuro roseo per il Sud. Il pil è in crescita per contingenze momentanee. Quel che manca è una strategia di sviluppo per il Sud, quel che si vede è effimero; senza una progettualità condivisa pubblico-privato non c’è prospettiva. Mentre i giovani talenti fuggono all’estero qui rimane chi deve accontentarsi di posti e salari che non ripagano la propria professionalità».
Bassi salari significano difficoltà nella vita quotidiana, ma anche ridotti consumi.
«I salari bassi sono il problema del nostro sistema. Una famiglia con un reddito di 1.200 euro, perché monoreddito o perché composta da due precari, fatica a sopravvivere. Anche il comparto turistico, parlo di quel che conosco meglio, troppo spesso non consente un’adeguata retribuzione perché è stagionale, in particolare nelle regioni centro-meridionali. Eppure anche in questo caso, con la costruzione di una adeguata progettualità, il limite della stagionalità può essere superato, consentendo di assorbire lavoratori durante tutto l’arco dell’anno. Anche in questo settore capita di formare dei lavoratori e poi vederli andare via, spesso all’estero, dove il periodo di lavoro è più lungo e la retribuzione più alta. Garantire salari adeguati deve essere una priorità».
Restiamo sul comparto turismo: se ne parla tanto, ma l’impressione è che quasi sempre non si riesca ad andare oltre una visione legata al singolo evento o alla stagione estiva.
«Sono ormai venti anni che lavoro perché questa visioone “spot” del turismo sia superata. Da quando, dopo tre anni di formazione, ho iniziato a lavorare sulle destinazioni turistiche, evidenziando che se non si lavora all’organizzazione di aree vaste non c’è possibilità di superare la stagionalizzazione. Proprio per superare quel limite nel 2017, in provincia di Salerno, abbiamo creato tre destinazioni turistiche, basate su una strategia condivisa non da un singolo comune ma da un intero territorio e dagli operatori che lo animano. Per compiere un ulteriore passo in avanti era necessario un intervento legislativo regionale, arrivato solo nel 2024».
Intervento che apre alla possibilità di realizzare le Dmo (Destination Management Organization – Organizzazioni per la Gestione delle Destinazioni turistiche, nda).
«Sì, ora è possibile immaginare di completare il percorso. Grazie alle Dmo, organismi dove si incontrano pubblico e privato, si può lavorare allo sviluppo condiviso dei territori e, importante sottolinearlo, non solo sotto il profilo turistico, ma in maniera integrata. Coinvolgendo questi attori si può arrivare finalmente ad un piano di sviluppo serio. Voglio fare un esempio: quando nel 2017 a Contursi abbiamo lanciato una destinazione basata sul wellness gli alberghi lavoravano in media tre mesi l’anno, ora siamo a una media di 9/12 mesi l’anno. Prova che si può craere sviluppo, ma serve un piano strategico; sono i numeri a dimostrare le potenzialità delle destinazioni turistiche».
Occorre un piano strategico, ma anche superare visioni localistiche.
«Senza dubbio. Nostro obiettivo è sempre stato quello di rafforzare il partenariato e devo dire che alla fine si è compresa l’importanza di lavorare insieme. Come “Rete Destinazione Sud” proponiamo sui mercati internazionali la Campania, non il singolo centro, e lo facciamo raccontando quello che è stato fatto, non quello che si vuol fare».
E la politica?
«Finalmente abbiamo la possibilità di creare insieme un piano strategico, c’è da sperare che anche la politica faccia la sua parte, partendo dai sindaci».

