La scena è quella formale delle proclamazioni. Ma la partita vera si gioca altrove. Tra i banchi, nei corridoi, nei silenzi misurati di Palazzo Santa Lucia. L’insediamento ufficiale dei cinquanta consiglieri regionali della Campania, andato in scena nell’auditorium del Palazzo di Giustizia, segna l’avvio ufficiale della nuova consiliatura (la prima assise il 29 gennaio). Un passaggio istituzionale che arriva però mentre il cantiere politico resta apertissimo. A partire dal nodo della giunta. Roberto Fico si presenta a sorpresa. Un gesto tutt’altro che casuale. Il neo governatore saluta, fa gli auguri, richiama all’interesse pubblico e all’equilibrio tra maggioranza e opposizione. Poi una frase che vale più di molte dichiarazioni: «Alla composizione dell’esecutivo stiamo lavorando tutti insieme». Traduzione politica: il Consiglio conta, e conterà. Il punto è proprio questo. La scelta annunciata dal presidente della Campania di non inserire alcun eletto nella squadra di governo ha già prodotto malumori evidenti. E non poche tensioni, alcune delle quali già rese pubbliche. In primis c’è il governatore uscente Vincenzo De Luca, che continua a tenere tutto sotto controllo: «Quando il quadrò sarà definito e chiaro, parlerò». Poi ci sono i campioni di preferenze, soprattutto nel Pd napoletano: Zinno e Madonna, che insieme sfiorano quota ottantamila voti, osservano con grande attenzione una linea che rischia di ridurre il peso del consenso dentro la stanza dei bottoni. Una frizione che Fico conosce bene e che prova a disinnescare rafforzando il rapporto con la sua maggioranza consiliare. Le avvisaglie, d’altronde, ci sono tutte. Il primo a rompere la retorica buonista è stato Clemente Mastella. Da consumato democristiano, lo ha detto senza giri di parole: se la giunta sarà autonoma, anche il Consiglio lo sarà. Con annessi “balletti”. Un avvertimento che a Santa Lucia è stato registrato con attenzione. Fico, però, non è isolato. Il governatore può contare sul pieno sostegno del livello nazionale del centrosinistra – dalla segretaria dem Elly Schlein al leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte – che gli ha affidato una missione chiara: archiviare definitivamente il deluchismo e riportare il governo della Campania dentro un perimetro politico riconoscibile. A fare da garante sul territorio è Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e perno dell’asse istituzionale che tiene insieme Roma e Santa Lucia. Nel Movimento Cinque Stelle la linea viene blindata. Luca Trapanese, neo consigliere regionale e il più votato tra i pentastellati, oltre che ex assessore al Welfare del Comune di Napoli, difende apertamente la scelta di non attingere agli eletti per la giunta. E Flocco, anche lui al debutto in Consiglio, legge nella presenza del presidente alla proclamazione un «importante segnale politico». Si vedrà. Intanto dai banchi dell’opposizione – assente il candidato presidente sconfitto Edmondo Cirielli – sono già partite le prime stilettate. Gennaro Sangiuliano, capogruppo di Fratelli d’Italia, attacca Fico sui tempi della giunta e mette a nudo, a suo dire, tutte le criticità di autonomia del nuovo presidente della Campania. La consiliatura insomma è partita così. Con una giunta ancora da scrivere, un Consiglio che rivendica centralità e un governatore chiamato a tenere insieme autonomia e governabilità. A Santa Lucia il tempo delle proclamazioni è già finito. Ora inizia quello delle scelte. Difficili, non indolori. E con inevitabili conseguenze politiche.

