«Via al comitato promotore per il fine vita e il fine pena»

Una candidatura ed una campagna elettorale, quelle di Donato Salzano, per le regionali condotte all’insegna del diritto di tribuna, uno spazio rivendicato per condurre – in stile prettamente radicale e pannelliano – due campagne: per il “fine vita” e per il “fine pena”.
Archiviato il momento elettorale, come si sviluppa ora questo percorso?
«L’amore per la nobiltà della politica ci impone di continuare la lotta, di non mollare, il tutto non può certo esaurirsi con l’ospitalità in una lista elettorale. Il non lasciare, appunto, a metà del guado le “questioni sociali”, che coinvolgono direttamente o indirettamente milioni e milioni di italiani e campani. Cosi quel “Diritto di Tribuna” che nella più classica tradizione anglosassone tendenzialmente bipartitica e uninominale si concede alle minoranze politiche, alle loro lotte, le idee e le proposte, alle battaglie. Il dovere di provare il possibile contro il probabile».
Perché la battaglia sul fine vita?
«Lasciare il diritto ai malati terminali di scegliere della propria vita e non di abbandonarla sulla scrivania di un direttore generale della Asl che per opportunismo politico la rimanda all’infinito per una irragionevole durata».
L’impegno sul fine pena nasce, ovviamente, dalla disastrosa situazione carceraria del Paese.
«Ad oggi negli istituti di pena il sovraffollamento illegale dei trattamenti inumani degradanti conta centinaia di vittime, tra queste già 77 suicidi (l’ultimo ieri nella Rems di Reggio Emilia, era un ladro di biciclette come il nostro Carmine Tedesco) di detenuti dall’inizio dell’anno, di cui 6 in Campania. Papa Leone, come già Papa Francesco, al Giubileo dei detenuti, ha chiesto a tutti i Governi, non ultimo a quello italiano: amnistia e indulto per scongiurare la tortura dei sempre più consistenti nuclei di Shoah all’interno delle carceri, a tutela dei più elementari diritti umani e dello Stato di diritto».
Sullo sfondo, ma non tanto, c’è il tema delle proposte di legge regionale d’iniziativa popolare e i referendum propositivi: strumenti previsti dallo Statuto della Regione Campania, ma mai utilizzati
«L’invito è a sottoscrivere le firme di “Speranza” sulle proposte di legge regionale d’iniziativa popolare e poi sui referendum propositivi per una legge sul fine vita e sulla riforma del garante regionale per i diritti dei detenuti.
Noi da soli a mani nude, per non rimanere indifferenti al macello perpetrato alla vita del diritto per il diritto alla vita. Ben consapevoli che neanche una pur minima effettiva agibilità democratica a diritti naturali come scegliere della propria vita e morte viene più garantita.
Da tempo il partito di maggioranza assoluta delegittima con il non-voto una classe dirigente di buoni a nulla, ma appunto per questo davvero capaci di tutto.
i soliti noti, che stanno sempre lì, spesso maschi, chi da dieci, quindici o vent’anni. Tali da perpetuarsi nel tempo e magari lasciare in eredità il proprio posto al figlio prediletto, con modalità molto simili a quando vigeva il censo prima dell’avvento del suffragio universale.
Questa la “democrazia reale”, come reale era il socialismo nei Paesi del patto di Varsavia. Questi tutti insieme preferiscono una legge elettorale proporzionale, dicono che garantisca stabilità di Governo, ma in realtà sanno benissimo che la maggioranza degli elettori preferisce la semplicità intuitiva delle primarie di collegio e di coalizione, della legge elettorale uninominale con la pratica del voto digitale (sicuro ed economico), anche perché un minuto dopo l’esito delle urne si conosce già chi ha i numeri sufficienti per governare e chi ha invece quelli necessari per garantire l’opposizione a coloro che governeranno. Davvero una effettiva garanzia di trasparenza e agibilità democratica per ognuno, che costoro non tollerano e impediscono ad ogni costo da sempre; questi tutti insieme sono a parole per la democrazia liberale e lo Stato di diritto, ma preferiscono nei fatti l’autocrazia delle democrazie illiberali.
Da subito, l’alternativa con chi ci stà, per costituire un comitato promotore regionale per le proposte d’iniziativa popolare e referendarie propositive del “Diritto di Tribuna” su Fine vita e Fine pena».

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