Discontinuità controllata. Senza strappi né gesti plateali. Ma con una linea chiara: se il confronto non dovesse bastare Roberto Fico è pronto a tenere il punto. Anche a costo della rottura. Una linea che vale – anche – in primis per Vincenzo De Luca e in secundis per Clemente Mastella. È questo il perimetro entro cui, da un lato, si muove il nuovo presidente della Regione. Dall’altro invece è la trincea dalla quale il governatore uscente – ispiratore della lista A Terza Alta, terza forza della coalizione – e il sindaco di Benevento – leader di Noi di Centro, primo partito del centrosinistra nel Sannio – osservano e vigilano con la massima attenzione. Le parole pronunciate da Fico nella giornata di ieri, a margine della presentazione della convenzione per il Centro Autismo di Avellino, confermano il metodo. E soprattutto il fatto che il governatore campano agisca eseguendo un mandato politico preciso conferitogli dal livello nazionale del centrosinistra: superare l’era deluchiana e restituire centralità alle forze politiche. Sul possibile veto alla conferma in giunta di Fulvio Bonavitacola, ex vice di De Luca e assessore all’Ambiente, Fico non smentisce. Ma è come una conferma: «Non commento tutto quello che è stato scritto sui giornali in questi giorni perché ho visto tanti nomi di ogni tipo. Sto lavorando in modo molto tranquillo». Poi il passaggio chiave: «Credo nel protagonismo delle forze politiche. Faremo una giunta importante per dare risultati importanti alle persone. A breve inizierò a organizzare gli incontri con i rappresentanti dei partiti». Una risposta interlocutoria solo in apparenza. In realtà una scelta che congela ogni automatismo e rimette tutto al tavolo politico. I nomi verranno dopo. Lo stesso schema si ritrova nella decisione più delicata, già anticipata dalle indiscrezioni di Palazzo Santa Lucia: «Avendo già iniziato ad elaborare tanti dossier» ha spiegato l’esponente dei Cinque Stelle «ho valutato che è importante in questo momento tenere la delega alla sanità. Poi vedremo, nei prossimi 18 mesi, se ci sarà un nuovo assessore o assessora». Una mossa che vale doppio. Da un lato segnala la volontà di presidiare direttamente il settore più sensibile. Dall’altro rinvia la nomina dell’assessore sottraendola alle pressioni immediate e alle letture di continuità con il passato. Infine il tema delle aree interne. Fico gela le ambizioni personali e dei partiti: «Vediamo qual è la pratica migliore per arrivare al risultato migliore… un assessorato o magari un’unità organizzativa che lavori in modo mirato per affrontare più velocemente alcune situazioni, soprattutto su trasporti e sanità». Tradotto: quasi sicuramente non una nuova delega di giunta ma una struttura tecnica e funzionale, capace di intervenire in modo trasversale senza creare sovrapposizioni pericolose con assessorati chiave come il Turismo. Tre scelte, un’unica linea. Nessuna rottura annunciata ma nessuna continuità garantita. Nel mezzo un pericoloso fronte interno, già pronto a far pesare i propri numeri in Consiglio.

