De Rosa: “Una vittoria per me e per Salerno, ma le strutture ferme non aiutano”

Un campione “normale”. Nell’accezione più positiva del termine. È passata una settimana da quando Francesco De Rosa è diventato il re d’Europa alzando al cielo la cintura EBU Silver, entrando tra i 20 pugili più forti del mondo. Eppure il boxeur salernitano prima di raccontare le sue emozioni attraverso quest’intervista vuol assicurarsi che i ragazzi chiamati ad allenarsi sotto la sua guida non abbassino l’intensità nemmeno per un secondo, fino all’ultimo esercizio.
Poi, tra le macerie di un Vestuti indecente, dove ha sede la Pugilistica Salernitana, il 28enne si apre con disarmante umiltà e un filo d’umanissimo imbarazzo. Come quando ammette che per provare a crescere servano strutture all’altezza delle ambizioni di tanti ragazzi cui il talento e lo spirito di sacrificio non difetta, oppure quando, all’ennesimo messaggio ricevuto dal sindaco di Calangianus, comune sardo dove ha battuto per ko tecnico il detentore del titolo Geram Eloyan, non riesce a nascondere un pizzico di rammarico per la totale indifferenza delle istituzioni cittadine.
Sperando, dopo aver portato Salerno (con tanto di sciarpa granata), sul tetto d’Europa, di potersi consolare con l’abbraccio dell’Arechi e celebrare il trionfo sotto la Curva Sud Siberiano.
In tantissimi hanno fatto il tifo per te, che rientro è stato?
“Salerno si è fatta sentire. Sia tramite social che con l’accoglienza al mio ritorno in città, molte persone mi sono state vicine e mi hanno fatto sentire la loro vicinanza e la loro amicizia, è stato davvero bello”.
Cosa hai pensato subito dopo il successo?
“Il mio primo pensiero è stato: “Ce l’ho fatta”. Ho attraversato un momento difficile, chi ha visto l’incontro sa che sono stato veramente in difficoltà, ma dopo aver superato quel periodo ho resistito, ed estasere riuscito a vincere è un sollievo. Fa capire che si può spingere sempre per arrivare ancora più in alto”.
Match della svolta? “È una vittoria molto pesante, anche a livello di punteggio. Sono prossimo ad entrare tra i primi 20 al mondo, si possono aprire scenari davvero importanti, sia a livello europeo che mondiale. Stiamo aspettando che escano le classifiche aggiornate per programmare le prossime tappe della mia carriera”.
Questa vittoria può essere d’impulso per l’intero movimento cittadino?
“È stato bello vincere, anche per Salerno. Quando al rientro ho portato la cintura in palestra i ragazzi più piccoli avevano gli occhi che brillavano. Anche i media hanno seguito il mio combattimento, la notizia della mia vittoria si è diffusa e spero che molti giovani possano avvicinarsi alla disciplina anche grazie al mio trionfo, questo non può far altro che piacere”.
Certo però le strutture non aiutano…
“È un aspetto molto delicato. Insieme al maestro Emilio Desiderio stiamo progettando di svolgere training camp altrove, hanno strutture migliori, oltre alla possibilità di confrontarmi con figure più preparate. La situazione è quella sotto gli occhi di tutti, basta passare qui per accorgersi subito che le condizioni non sono ottimali, però proviamo a lavorare e fare del nostro meglio”.
Non è passata inosservata sciarpa granata, così come l’ippocampo in bella vista. Quanto ti farebbe piacere celebrare la cintura sotto la Curva Sud?
“Per me sarebbe un onore ricevere l’abbraccio dell’Arechi, Salerno non è un pensiero, fa parte della mia vita, del mio essere. Mi sentirò sempre salernitano anche se un domani dovessi trasferirmi, questa sarà sempre casa mia”.
Cosa diresti a un ragazzino che sogna di seguire le tue orme?
“Di divertirsi, come prima cosa. Senza non si va avanti, la sofferenza da sola non va bene. Deve essere una scelta ponderata, serve sicurezza nel percorso da intraprendere. Provare non costa nulla, poi il tempo dirà se è la strada giusta”.

Torna in alto