Il fuoco cova sotto la cenere. E la cenere, a giudicare dai primi segnali che arrivano da Palazzo Santa Lucia e, insieme, da Palazzo San Giacomo, si fa sempre più difficile da tenere ferma. Vincenzo De Luca osserva, misura, prende tempo. E parla. Ma solo quanto basta. Lo fa come sempre nel suo appuntamento social del venerdì. Con una novità tutt’altro che marginale: per la prima volta dopo dieci anni non da presidente della Regione Campania. Alle sue spalle, nello studio, il plastico del Faro, la nuova sede istituzionale della Regione. Un dettaglio tutt’altro che neutro, soprattutto dopo le perplessità espresse dal neo governatore Roberto Fico sull’impatto ambientale dell’opera. I simboli, in politica, spesso anticipano i conflitti. «Si stanno ancora definendo equilibri e assetti regionali. Non dico nulla, al momento. Perché non ho nulla da dire» chiarisce De Luca. Che sceglie la linea dell’attesa. Senza replicare ai rumors più insistenti, quelli che parlano di un veto sulla riconferma di Fulvio Bonavitacola, vicepresidente e assessore all’Ambiente durante i suoi dieci anni da governatore. Intanto la linea di Fico – sostenuta e, più probabilmente, indicata dai leader nazionali di Pd e Cinque Stelle – è sempre più chiara: il rinnovamento dovrà segnare una discontinuità netta con il passato. Resta da capire quanto profonda sarà la rottura. Ed è su questo crinale che De Luca prepara le sue mosse: «Dirò quello che penso una volta che il quadro sarà chiaro». Più che una promessa, una dichiarazione d’intenti. O, per dirla senza infingimenti, una minaccia politica. Del resto per chi per anni, da sindaco di Salerno, si è opposto al napolicentrismo di Antonio Bassolino, un ritorno al ruolo di battitore libero non sarebbe una novità. È una postura che rivendica apertamente: «Io scelgo la verità e non le bandiere di partito. Ho sempre fatto politica così, dal principio». Il tono resta quello del predicatore laico, alternato alla solita ironia tagliente. «Vedo gente che si è scalmanata. Plus de surplus, dicono i francesi. Calmi, non vi agitate» dice liquidando il chiacchiericcio che accompagna la nascita della nuova stagione regionale. «Non parlo di pettegolezzi, di voci. Parlerò quando avremo fatti. E sui fatti rifletteremo con un linguaggio di verità. Per adesso nessun commento per ragioni di serietà e correttezza». Ma intanto il messaggio passa. E arriva forte e chiaro a destinazione: ai piani alti di Palazzo Santa Lucia e di Palazzo San Giacomo, dove si incrociano le traiettorie del nuovo corso. «Cercherò di mantenere aperto questo dialogo dando un contributo alla costruzione di una coscienza nazionale», aggiunge De Luca parlando del suo contenitore social, che naturalmente va avanti. E non manca, infine, la stoccata a quello che definisce «il circo mediatico della politica». Nel mirino la festa di Atreju, il raduno del movimento giovanile della destra italiana targata Fratelli d’Italia. «Cabaret e sceneggiate, un grande spettacolo nazionale» conclude De Luca con umorismo tranchant «capace di produrre emozioni e confusione».

