La definizione gli calza ormai a pennello. Perché il leader di Azione – Carlo Calenda – con le profezie politiche – modello Sibilla Cumana – riempie da mesi buona parte del suo palinsesto di dichiarazioni in luogo pubblico. Di sicuro sul territorio campano. Dove. nella giornata di ieri. Calenda Cumana ha fatto nuovamente tappa per un incontro all’università. E dove, come già accadde in campagna elettorale per Palazzo Santa Lucia, nel mese di novembre, è tornato a fare previsioni di medio e lungo raggio. Allora – prima dell’apertura delle urne – dall’Ateneo di Fisciano aveva prefigurato la vittoria «di misura» di Roberto Fico ironizzando su una futura guerra interna nel centrosinistra, con la celebre immagine della «botola» nell’ufficio di De Luca dentro cui sarebbe finito l’esponente dei Cinque Stelle a risultato acquisito. Stavolta – nell’attesa della composizione della giunta e a ridosso della proclamazione ufficiale di Fico- l’oracolo calendiano è stato più diretto: «Penso che sarà un pessimo presidente della Regione Campania». Quasi severo, di sicuro tranchant. Poi una timida apertura di bontà oracolare: «Bisogna però dargli il beneficio del dubbio». Davanti agli studenti dell’Università Parthenope, con la postura di chi non partecipa alla partita (Azione alle regionali non ha presentato liste né simbolo) Calenda ha esercitato ugualmente il diritto di commentarla. Come un analista politico di professione. E permanente: «Fico non ha nessuna esperienza di gestione di una Regione complessa. È stato appoggiato da persone che si odiano una con l’altra. Ma gli elettori lo hanno scelto, seppur pochi elettori. Vediamo come andrà». Per il numero uno di Azione il mosaico politico regionale restituisce un quadro a tinte fosche. Buio (istituzionale) totale. Così, quando gli hanno chiesto cosa consiglierebbe al nuovo governatore, non ha avuto la minima esitazione: «Di lavorare. Visto che è la prima volta in vita sua, mi pare già una sfida importante». È la versione più asciutta del Calenda-indovino: meno ironico della botola, più chirurgico nella diagnosi. Il viaggio all’ombra del Vesuvio, però, non si è esaurito nelle profezie. C’è stato spazio – e molto – per un caso-polemica a distanza con l’Università Federico II. Il match lo ha aperto Calenda denunciando la cancellazione di un incontro del ciclo “Calenda on Campus”. Un appuntamento che sarebbe stato fissato – a suo dire – «da due mesi» e poi «sparito». Con tono apocalittico: «La Federico II è in mano ai collettivi che organizzano invece un evento di propaganda pro-putiniana abbastanza scandaloso. È successo anche a Torino e purtroppo questo succede dove le università sono fondamentalmente in mano ai comunisti». In poche frasi l’ex ministro ha costruito una narrazione di censura politica, pressione ideologica e gestione militante degli spazi accademici. Non poca carne sul fuoco, insomma. Ma la risposta dell’Ateneo, contenuta in una nota ufficiale, è arrivata immediata. «Non è mai pervenuta agli organi centrali alcuna richiesta per ospitare un incontro del ciclo “Calenda on Campus”». E ancora, più netto: «Dell’iniziativa riportata dagli organi di stampa l’Ateneo ha appreso l’esistenza – della sua ipotetica programmazione e della sua ipotetica cancellazione – esclusivamente attraverso gli organi di informazione». E infine, come una secchiata d’acqua gelida sulla drammaturgia calendeniana: «Non rientra nelle prassi della nostra università organizzare eventi per poi annullarli».

