“E’ stata l’unica scelta forzata della mia carriera, non c’erano i presupposti per accettare la proposta della Salernitana”. Ritorno in pista, dal granata al granata. Da due mesi esatti dalla separazione consensuale con il club di Danilo Iervolino, Gianluca Petrachi torna in pista. Il dirigente salentino è infatti il nuovo direttore sportivo del Torino, che ha deciso di sollevare Davide Vagnati dall’incarico e puntare sull’operatore di mercato già per 9 stagioni all’ombra della Mole. Dopo l’accostamento alla Fiorentina delle scorse settimane e gli 11 mesi di riposo “forzato”, Petrachi era stato pochi giorni fa ospite al Podcast “Doppio Passo”, non lesinando considerazioni amare sulla sua esperienza alla Salernitana e più di qualche corto circuito gestionale nel corso della sua breve permanenza. “Mi aveva scelto la Brera Holdings e non la proprietà attuale – ha ammesso -, mi sono sentito intrappolato. Speravo di poter cambiare un po’ di cose e anche la mentalità. Arrivato ad un certo punto avrei dovuto fare un passo indietro. Non l’ho fatto perché dopo la parentesi Roma, litigare con Iervolino avrebbe significato far passare il messaggio che fossi io il problema”. Nel mirino anche una sessione di calciomercato a dir poco complicata, tra la necessità di fare piazza pulita e quella di liberarsi di contratti monstre per la serie B. “Non c’erano i presupposti per fare bene. La Salernitana ha avuto cinquanta milioni di lavoro che ho fatto io. Mi avevano chiesto di lavorare e di abbassare i costi. Noi abbiamo venduto per 32 milioni risparmiando altri 18 di ingaggi. Quindi un lavoro di 50 milioni di euro a fronte di 1 milione e 200mila euro per le operazioni in entrata. Poi ho deciso di fare un passo indietro, i sei mesi di Salerno hanno macchiato il mio percorso”, (il comunicato dello scorso 3 gennaio in verità parla di esonero, nda). Non manca in chiusura una carezza ai supporters. “Mi è rimasta dento la dignità del tifoso della Salernitana, è rimasto sempre vicino alla squadra. Trovare tutta questa maturità in una piazza del Sud è difficilissimo. Salerno si differenzia perché il blocco familiare va allo stadio ed è bellissimo. E pensavo quanto è bella questa passione e questo trasporto. Io vedevo nipote, figlio e nonno, tutti insieme allo stadio”.

