Londra, consensi a picco per il Labour di Starmer

Una delle vittorie elettorali con più ampio margine sui rivali conservatori e un indice di consenso tra i più bassi di quelli registrati in Gran Bretagna nell’ultimo secolo di storia politica, il tutto in soli diciassette mesi.
Il “paradosso Starmer” è tutto qui, il primo ministro che ha riportato il Labour al numero 10 di Downing Street è riuscito nella non facile impresa di scontentare non solo buona parte della propria base elettorale, ma anche di alimentare una serie di tensioni interne che rischiamo di minare gravemente l’unità del partito.
A disegnare un quadro decisamente poco ottimistico per il Partito Laburista sono i recenti sondaggi, concordi nel collocare il Labour in coda alle prefefrenze degli elettori britannici. La più recente rilevazione statistica a fotografare gli equilibri politici britannici è quella realizzata dall’istituto Find Out Now, rilevamente che assegna al partito di Starmer solo il 14% delle preferenze degli elettori; peggio dei laburisti fanno solo i Liberaldemocratici, attestati all’11%.
Nessuna sorpresa, invece, per quel che riguarda la testa della classifica: anche in questo caso primo per intenzioni di voto è Reform Uk di Nigel Farage, formazione che tutti i sondaggi e le rilevazioni statistiche degli ultimi mesi collocano in cima alle preferenze degli elettori. A beneficiare della crisi degli storici avversari laburisti sono anche i Conservatori, seconda forza politica del Paese con il 20% dei consensi, seguiti a breve distanza dai Verdi al 18%.
A contribuire al drastico crollo di consensi per il governo di Keir Starmer, e di conseguenza per il Partito Laburista, sembra aver molto contribuito la manovra di bilancio messa a punto dalla cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves. Manovra che si è tradotta nel più alto aumento della pressione fiscale dei tempi recenti, con circa tredici miliardi di sterline (poco meno di quindici miliardi di euro) di nuove imposte e gabelle che gravano sui contribuenti britannici. Una vera e propria stangata fiscale che arriva in un momento in cui l’economia britannica non fa registrare prestazioni particolarmente brillanti, basti considerare che le stime dell’Ocse collocano la crescita economica della Gran Bretagna tra le più basse di quelle dei Paesi del G7. A questo si aggiungono i tagli al sistema sanitario nazionale e le preoccupazioni derivanti dalla perdita di potere d’acquisto dei salari reali, colpiti sensibilmente da un’inflazione superiore alle previsioni.

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