Nell’epoca dell’immagine il critico custode del pensiero

Viviamo in una società sempre più “senza”: senza tempo, senza profondità, spesso senza la cura necessaria per la parola scritta e per la costruzione del pensiero. Nell’era dominata dall’immagine e dal suono, la riflessione critica sembra perdere progressivamente importanza. Eppure mai come oggi la critica – letteraria, teatrale, cinematografica, televisiva – svolge una funzione non soltanto educativa e culturale, ma profondamente civile.
Saper accettare il confronto, essere disposti a vedere la propria opera valutata, comprendere sensibilità diverse dalle proprie: sono elementi fondamentali per una società che non vuole rinunciare al dialogo e alla complessità.
Criticare non significa “dire la propria”: servono competenze
Analizzare e recensire uno spettacolo teatrale non è un esercizio per tutti. Richiede competenze specifiche, conoscenza dei linguaggi artistici, familiarità con la storia del teatro e con la prassi scenica. Con l’avvento dei social network, però, si è diffusa l’idea che esprimere un giudizio autorevole sia alla portata di chiunque. Non è così.
Morando Morandini, maestro della critica cinematografica, definiva con ironia il proprio mestiere un “lavoro da parassita”, perché vive sul lavoro degli altri. Una definizione paradossale che ricorda però un punto essenziale: il critico lavora per i lettori, non per sé stesso.
In un articolo apparso su Teste Fiorite, Roberta Favia distingue due tipologie di lettori: quelli ingenui e quelli non ingenui. Il lettore esperto, che studia teoria e storia della letteratura, interpreta un testo con strumenti professionali; il lettore ingenuo, invece, legge per puro piacere, senza sovrastrutture critiche. Entrambi sono importanti, ma chi scrive di libri – o di spettacoli – deve possedere strumenti adeguati e una responsabilità professionale che va oltre l’opinione personale.
Critica letteraria, teatrale, cinematografica: differenze e responsabilità. La critica letteraria, soprattutto nel suo versante teorico, contribuisce in modo decisivo alla formazione del lettore. Diverso è il caso della critica teatrale e cinematografica, che si confronta con testi destinati non solo alla lettura, ma alla scena e alla voce.
Il teatro, infatti, vive nella parola detta: un testo può essere giudicato solo considerando la sua resa in scena, la sua capacità di prendere vita attraverso gli attori, la regia, l’uso dello spazio, della luce, del suono. Il critico deve valutare la parola recitata, non soltanto quella scritta.
Inoltre deve tenere conto delle eventuali riscritture o rielaborazioni del testo. Ogni modifica, ogni adattamento deve avere una finalità precisa: valorizzare il testo drammaturgico, esattamente come accade in campo cinematografico quando si giudica il rapporto tra attore e personaggio.
Come si recensisce uno spettacolo teatrale?
Un buon critico teatrale deve saper osservare, conoscere e contestualizzare. Tra gli elementi fondamentali:

  • Conoscenza del testo: soprattutto se si tratta di un classico, è indispensabile conoscere le diverse edizioni, le interpretazioni precedenti e la bibliografia critica.
  • Analisi della messa in scena: regia, scenografie, costumi, luci, sonoro, uso dello spazio, ritmo.
  • Valutazione della recitazione: aderenza dell’attore al personaggio, coerenza interpretativa, presenza scenica, dizione, capacità di comunicare.
  • Osservazione del pubblico: un elemento spesso trascurato, ma rivelatore della riuscita o meno dello spettacolo.
  • Capacità di sintesi: anche quando il materiale da analizzare è vasto, il critico deve offrire una visione chiara, comprensibile e rigorosa.
    Quando possibile, assistere alle prove è un’esperienza preziosa: permette di seguire il processo creativo, di coglierne le intenzioni e di comprendere più a fondo il risultato finale.
    La funzione civile del critico
    Criticare significa assumersi una responsabilità nei confronti della comunità. Una recensione può innescare riflessioni, orientare sguardi, accendere dibattiti.
    Il critico è un mediatore: traduce un’esperienza artistica in parole, offrendo al lettore gli strumenti per comprenderla.
    In un tempo in cui la velocità rischia di soffocare il pensiero, la critica – quella vera, competente, consapevole – resta un presidio di civiltà. Non un esercizio di superiorità, ma un atto di cura verso l’arte e verso chi la osserva.
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