È bastata una frase. Cinque parole pronunciate con la calma di chi sa esattamente cosa sta dicendo: «È un’ipotesi, può essere». E le acque del centrosinistra salernitano – fino a quel momento da crociera, forti del 65 a 35 per cento alle regionali contro il centrodestra meloniano – si sono agitate. Irrimediabilmente. Vincenzo De Luca, dopo dieci anni a Palazzo Santa Lucia e un 2027 che potrebbe aprire scenari (e ruoli) nazionali, guarda davvero al ritorno a Palazzo di Città. Non è un ballon d’essai: è una traiettoria. E questa volta con un elemento che, per Salerno, vale una rivoluzione: il simbolo del Partito democratico nella coalizione. Sì, proprio il Pd. Quel Pd che non è mai entrato nella liturgia elettorale deluchiana a livello comunale, sempre sostituito – o meglio, inglobato – dalle civiche corazzate e fedelissime: Progressisti, Campania Libera, Salerno per i Giovani. Un’architettura che ha retto con risultati straordinari per trent’anni. Ma oggi lo scenario è mutato. La tregua siglata tra De Luca ed Elly Schlein, segretaria nazionale dem – suggellata dall’ascesa di Piero De Luca alla guida del partito regionale – avrebbe un’intesa chiara sullo sfondo: a Salerno il Partito democratico dovrà essere protagonista dell’”alleanza progressista” (il campo largo deluchiano) che punta ad amministrare la città. Uno schema che servirebbe non tanto a blindare l’operazione-rientro quanto a lasciare aperta un’altra porta: se il centrosinistra dovesse conquistare Palazzo Chigi nel 2027, l’ex governatore potrebbe approdare a Roma alla guida di un ministero. Per farlo, però, deve prima rimettere ordine a casa sua. E Salerno, per storia elettorale, è casa sua. Tutto però è appeso agli equilibri della giunta regionale e del sottogoverno che ruota nell’orbita di Palazzo Santa Lucia. Se il neo presidente Fico dovesse strappare con De Luca, quest’ultimo correrebbe da solo. Anche contro l’intero centrosinistra, come fece nel 2006 sfidando (e battendo) Alfonso Andria. Se invece l’asse reggerà, resta da capire chi comporrà l’alleanza progressista per il Comune. Di certo i socialisti di Maraio, che puntano a portare in città il progetto-laboratorio regionale lanciando nel perimetro urbano Avanti Salerno. Dentro anche Casa Riformista, soprattutto attraverso l’anello di congiunzione rappresentato dal professore Aniello Salzano.
Ancora da decifrare la posizione di Avs. il deputato Franco Mari ha già avvertito che il modello regionale non è scontato a Palazzo Guerra. Una posizione legittima ma anche un modo per farsi pesare – e non farsi schiacciare politicamente – dopo l’ottimo risultato ottenuto alle regionali. La variabile più imprevedibile resta in ogni caso il Movimento Cinque Stelle, all’opposizione in questi anni al Comune. La consigliera Claudia Pecoraro potrebbe candidarsi in alternativa a De Luca alla guida di una coalizione civica ricalcando – almeno nello schema – l’esperienza della dirigente scolastica Elisabetta Barone alla precedente tornata. Ma per correre con il simbolo Cinque Stelle serve il via libera di Giuseppe Conte. Senza quello, non sarà possibile utilizzarlo. E molto dipenderà proprio dal rapporto, tutt’altro che definito, tra il leader del Movimento e De Luca, dinamica che potrebbe influenzare anche le scelte della stessa Pecoraro. Nel centrodestra, intanto, circolano con insistenza i nomi di Gagliano e Ciccone: entrambi non eletti alle regionali ma con una dote significativa di voti nella città di Salerno. Ciccone, però, potrebbe essere recuperato a Palazzo Santa Lucia qualora Celano venisse candidato da Forza Italia ed eletto alle politiche del 2027. Sul punto il coordinatore campano Martusciello è stato netto: «Candideremo nel 2027 tutti gli eletti alle regionali». Si vedrà. Sullo sfondo resta la figura di Dante Santoro della Lega. Nel mosaico delle possibili candidature a sindaco potrebbe entrare un’altra figura che a Salerno è sinonimo di battaglie civiche: Lorenzo Forte. Già presidente della commissione Cultura al Comune di Salerno con Rifondazione Comunista, anima del comitato Salute e Vita e protagonista delle mobilitazioni contro le Fonderie Pisano, Forte viene indicato in campo con Campania Popolare. Una scelta non casuale: già nel 2011 si infatti era candidato al Senato con Unione Popolare, il progetto lanciato da Luigi De Magistris che riuniva Dema, ManifestA, Rifondazione e quella stessa Potere al Popolo oggi guidata da Granato. Una continuità ideale che renderebbe la sua candidatura non un episodio isolato ma l’espressione coerente di un pezzo storico della sinistra salernitana. Un pezzo che, in una partita segnata dai movimenti di De Luca e dalle incertezze di una parte del campo progressista, potrebbe anche tornare a chiedere visibilità. E peso politico.

