De Luca avverte Fico: «Umiltà e autonomia, io vigilerò»

Umiltà e autonomia. Sono le due condizioni che Vincenzo De Luca spedisce sul tavolo del neo governatore della Campania Roberto Fico dalla tradizionale tribuna televisiva settimanale del venerdì. Le basi, insomma, per provare ad andare d’accordo ed evitare pericolosi incidenti di percorso. «Ora comincia la sfida vera. Nihil est dictu facilius, dicevano i latini: nulla è più facile del parlare» annota De Luca. «In campagna elettorale si annuncia, si promette. Poi arriva la realtà con la sua durezza. Governare significa affrontare processi complessi, che richiedono capacità amministrativa e tenacia, soprattutto in Campania, dove nulla cammina da solo». La cartina di tornasole saranno – anche e soprattutto – i futuri assetti di governo e di sottogoverno regionale. «Noi» aggiunge il governatore uscente usando un plurale che indica chiaramente la sua area politica, ancora forte nella maggioranza che sostiene Fico «seguiremo il lavoro regionale con rispetto e serenità verificando i fatti in maniera costruttiva e oggettiva. Bisogna lavorare al meglio, non al peggio. Suggerirei anche un po’ di umiltà: chi affronta per la prima volta un compito così impegnativo farebbe bene a dedicare un momento all’ascolto e alla comprensione delle priorità».
Poi affina il concetto: «Vigileremo con spirito di collaborazione ma con il necessario rigore. Non devono tornare vecchi vizi spartitori o lottizzatori, quelle tendenze opportunistiche che al Sud sono quasi “genetiche”. Ho visto, a fianco del palco del candidato eletto, un primario intento a fare fotografie: ho pensato avesse cambiato mestiere. Un’immagine curiosa, perfino allegra» ironizza De Luca.
Prima di passare al capitolo autonomia politica, nelle decisioni. «Mi pare ci siano già cenni di interferenze di altre istituzioni sulla Regione. Vedo amministratori che parlano del presidente come se fosse uno da manovrare a piacimento. È un atteggiamento scorretto e poco rispettoso dell’autonomia regionale».
Le orecchie fischiano, inevitabilmente, a Clemente Mastella. Il leader di Noi di Centro – 4 per cento, due consiglieri e un risultato travolgente nel Sannio – ha già recapitato a Fico un suo schema: «Giunta politica, niente tecnici e un assessore per provincia». Ma il destinatario principale, per non dire l’unico, è Gaetano Manfredi. Il sindaco di Napoli ha chiesto più centralità per la città e invitato il nuovo presidente ad andare spedito sulla strada del rinnovamento. «Il presidente eletto» continua De Luca «dovrà decidere quale autonomia darsi e con quanta forza difendere la dignità istituzionale della Campania da chi continua a presentarsi come un tutore, un accompagnatore, un “badante” politico. Sono comportamenti sconvenienti. Anche questo sarà un punto che verificheremo nei confronti di istituzioni locali e nazionali». Il messaggio arriva anche alla segretaria del Pd, Elly Schlein, e al leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte. Il sottoraccia è chiaro: i conti vanno fatti anche e ancora con De Luca. Il governatore uscente torna poi sulle dinamiche della coalizione. «In questa tornata, almeno in Campania, molte decisioni sono state prese a Roma. Candidature calate dall’alto, lontane dalle esigenze dei territori. Questo ha pesato e non ha favorito né la partecipazione né un clima di entusiasmo collettivo». E allarga lo sguardo sull’astensionismo, il nodo più delicato. «Quando va a votare poco più del 40 per cento degli elettori, si apre un problema enorme di legittimazione democratica e di qualità della democrazia. È un dato drammatico. Il suffragio universale è il fondamento dei sistemi democratici. La progressiva diminuzione della partecipazione, registrata negli ultimi decenni, inficia la rappresentanza e rimanda alla crisi dei partiti, alla fine delle ideologie, ma soprattutto al venir meno della speranza: la fiducia in un futuro migliore e nella possibilità di migliorare la propria vita. È un clima di sfiducia e stanchezza che incide su tutto, perfino sulla denatalità». Poi il nuovo affondo su Manfredi, senza mai citarlo: «Siamo di fronte a una polemica volgare, intollerabilmente volgare, sul nuovo stadio di Napoli. Si tenta di nascondere incapacità amministrative scaricando su altri responsabilità proprie». E ancora: «La Regione ha finanziato interventi importanti per centinaia di milioni di euro nella città di Napoli. E qualcuno, a Napoli, dovrebbe cominciare a fare la persona seria e smetterla con questa demagogia utile solo a celare l’incapacità amministrativa». Un esempio: «Nel 2019, per le Universiadi» ricorda De Luca «abbiamo investito 34 milioni allo stadio Maradona consentendo al Napoli di giocare la Champions». L’ultima stoccata è sulla sicurezza urbana nel capoluogo partenopeo: «In molte zone non ci sono vigili. Ci sono quartieri che una divisa non l’hanno vista mai». Infine la promessa mediatica: «Ci rivedremo ancora… in un’altra veste» sottolinea riferendosi al suo appuntamento televisivo settimanale. «Sono un monaco col proprio saio. Questo spazio di dialogo televisivo andrà avanti».

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