Campania Popolare: manca il quorum, continua l’impegno

Unica forza – eccezion fatta per il campo largo guidato da Roberto Fico e il centrodestra di Edmondo Cirielli – ad avere una reale possibilità di tentare l’ingresso in consiglio regionale era Campania Popolare, aggregazione che vedeva convergere sotto un unico simbolo tre forze di sinistra: Potere al Popolo, Rifondazione Comunista e Pci. Un obiettivo, quello dell’ingresso di una rappresentanza a palazzo Santa Lucia, sfumato al termine dello spoglio: il 2% circa dei consensi raccolto tra gli elettori campani, pur non disprezzabile per una prova d’esordio, non ha consentito di tagliare il traguardo rappresentato da una soglio di sbarramento fissata al 2,5% dalla nuova legge elettorale regionale.
«Il risultato delle elezioni regionali – dice Giuliano Granato, candidato presidente del rassemblement di sinistra – lascia l’amaro in bocca, perché siamo stati molto vicini dall’eleggere un consigliere o una consigliera di Campania Popolare, che avrebbe fatto controllo popolare dall’interno del consiglio».
Una delusione probabilmente acuita dalle indicazioni che erano arrivate solo poche settimane prima dal voto regionale toscano, quando una lista analoga per composizione a quella di Campania Popolare – Toscana Rossa – ha raggiunto il 4,5% dei consensi, con la sua candidata presidente che ha superato, seppur di poco, il 5%. Anche in quel caso nessun ingresso in consiglio regionale, ma una prestazione elettorale sicuramente apprezzabile. E proprio come in Toscana anche in Campania l’analisi del voto porta a considerare – nel complesso – positiva la prestazione della lista nata a sinistra del campo largo frutto dell’accordo tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.
Va in questa direzione, infatti, la valutazione di Granato, basata anche sull’esperienza elettorale di cinque anni fa, quando la lista di Potere al Popolo! – allora in corsa solitaria – si fermò all’1,1% dei consensi, con il candidato presidente – anche all’allora Giuliano Granato – leggermente più in alto, all’1,2%.
«Se guardiamo ai dati – prosegue il candidato presidente di Campania Popolare – vediamo una progressione positiva. Infatti, cresciamo rispetto a 5 anni fa, arrivando al 2,03% dei consensi, 43 mila persone hanno avuto il coraggio di mettere la X sul nostro simbolo: sono 13 mila in più in confronto con le regionali del 2020. Ci hanno scelto in un contesto difficile, in cui gran parte del voto è “strutturato”, cioè legato a quelle che vengono definite clientele».
Un risultato che spinge quanti hanno deciso di fare proprio il progetto di Campania Popolare, in primo luogo chi ha affrontato in prima persona il momento elettorale, a non disperdere questo patrimonio di consensi, rilanciando la presenza sul territorio: «Ora – dice ancora Granato – si tratta di continuare sulla strada del sostegno alle vertenze del territorio, per la difesa della nostra terra delle speculazioni immobiliari e dalla devastazione ambientale, per i diritti degli studenti costretti a scappare già durante gli anni dell’università, se non subito dopo. La nostra battaglia prosegue, non potremmo esercitare controllo popolare dall’interno, ma lo faremo da fuori».
In un contesto caratterizzato da un’astensione record, non manca infine un appello alla partecipazione: «L’invito è a costruire quanta più partecipazione possibile, perché la passività favorisce chi si muove dietro le quinte, cioè quei centri di potere che noi abbiamo denunciato quotidianamente. Invece, la partecipazione politica, non solo elettorale, è il grande nemico di questi centri di potere, che fuggono da ogni forma di pubblicità del loro operato e che noi vogliamo continuare a combattere nell’interesse della maggioranza della nostra gente».

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