Mosca è disponibile a prendere in esame la bozza del piano destinato a porre fine al conflitto russo-ucraino, nella versione elaborata dagli Stati Uniti e concordata con l’Ucraina. Parola di Sergej Lavrov (nella foto).
Il ministro degli Esteri russo , durante una conferenza stampa a Minsk con il collega bielorusso Ryzhenkov, ha sottolineato come finora il Cremlino non abbia ricevuto alcun documento in via ufficiale, pertanto non può esprimere alcuna valutazione: «Il piano – ha detto Lavrov – lo abbiamo, ma attraverso canali non ufficiali. Siamo pronti, come ha detto il presidente, a discutere le formulazioni concrete, perché una serie di questioni richiede dei chiarimenti. Finora non abbiamo ricevuto dai colleghi statunitensi quella versione di cui speculano i media».
È evidente, dunque, che non è la conoscenza dei dettagli del piano che chiede Mosca, quanto una “ufficializzazione” della trattativa in corso con gli Stati Uniti, vuoi per ridurre le possibilità che il governo ucraino lavori sotterraneamente – con il contributo degli europei – a sabotare il piano di pace americano, vuoi per ribadire che la soluzione del conflitto può arrivare solo dal confronto diretto tra Russia e Stati Uniti. Con buona pace di Ucraina ed Unione Europea.
Del resto è lo stesso Lavrov a sottolineare come il dialogo tra Mosca e Washington non si sia mai interrotto sotto la presidenza Trump: «Abbiamo canali di comunicazione con i colleghi statunitensi – prosegue il ministro degli Esteri russo -, vengono utilizzati. Da loro ci aspettiamo quella versione che considereranno intermedia dal punto di vista del completamento della fase di coordinamento di questo testo con gli europei e gli ucraini».
Dal responsabile della politica estera del Cremlino arriva poi un attacco diretto al governo ucraino, responsabile – a detta di Lavrov – di non aver mai ricevuto risposta da Kiev in merito alla proposta di istituire delle commissioni incaricate di occuparsi della risoluzione di specifici aspetti del conflitto in corso dal febbraio del 2022.
«Ancora non abbiamo ricevuto dagli ucraini una risposta alla proposta di creare tre gruppi di lavoro – ha sottolineato Lavorv -, perché si lamentavano del fatto che a Istanbul si parlava solo dell’aspetto umanitario della situazione, mentre delle questioni che hanno una relazione diretta e chiave per la risoluzione, nessuno diceva nulla. Abbiamo proposto: creiamo tre gruppi: umanitario, politico e militare. Non c’è risposta. Questo è accaduto in luglio di quest’anno».
Il riferimento ai colloqui svoltisi ad Istanbul non è casuale: Lavrov, infatti, ha indicato nella Turchia uno dei Paesi che potrebbero svolgere un ruolo centrale nel lavoro di mediazione tra Russia ed Ucraina in vista della fine delle ostilità.

