Dalla moviola di Sassi al Var in campo: 60 anni di gol fantasma, rigori e polemiche

Il 28 febbraio 1965 è una data che ha cambiato per sempre il modo di vivere il calcio in Italia. Durante la puntata numero 589 della Domenica Sportiva, il conduttore Enzo Tortora presentò al pubblico televisivo una novità tecnologica destinata a rivoluzionare l’analisi calcistica: la moviola. Con parole semplici ma profetiche, Tortora spiegò che si trattava di una tecnica per ripassare al rallentatore eventuali episodi spinosi delle partite.
Quella domenica non ci furono particolari controversie da analizzare, così Tortora fece rivedere al rallentatore il gol del 2-0 del Milan contro il Messina, realizzato da Gianni Rivera. A occuparsi tecnicamente dell’apparecchiatura c’era Heron Vitaletti, un montatore destinato a diventare figura fondamentale nella storia della moviola. In quel momento nessuno avrebbe potuto immaginare quanto quella “curiosità tecnologica” avrebbe cambiato non solo il calcio, ma l’intera cultura popolare italiana.
Inizialmente la moviola non veniva utilizzata settimanalmente, ma solo in occasione di episodi particolarmente controversi. Ma è con il derby Inter-Milan del 22 ottobre 1967 che la moviola divenne un fenomeno nazionale. Gianni Rivera aveva pareggiato con un tiro che colpì la traversa e rimbalzò a terra, ma non era chiaro se il pallone avesse superato completamente la linea di porta.
Nella sede milanese della RAI di Corso Sempione, Carlo Sassi e Heron Vitaletti stavano montando le immagini quando ebbero l’intuizione: rivedendo il filmato al rallentatore, notarono che il pallone aveva sollevato della polvere bianca, il gesso della linea di porta, dimostrando che la palla non era entrata del tutto. Quel momento segnò la nascita della moviola come strumento d’analisi indispensabile. Carlo Sassi, entrato in RAI nel 1960, rese popolare questa innovazione tecnologica che cambiò radicalmente le discussioni sul calcio. Solo dalla stagione 1969-70 la moviola divenne un appuntamento fisso della Domenica Sportiva e per anni fu uno dei momenti più attesi della trasmissione. Sassi curò negli anni Ottanta anche “Pronto moviola”, dove ascoltava in diretta telefonica il parere dei calciatori protagonisti degli episodi controversi. La moviola trasformò radicalmente il modo di seguire il calcio. Il lunedì mattina non era più solo il giorno dei resoconti, ma l’arena delle discussioni infinite. Presidenti, allenatori e giocatori nelle interviste post-partita si appellavano costantemente al verdetto di Sassi: “Aspettiamo la moviola, vediamo cosa dirà Carlo Sassi!”
Da quel momento le polemiche da bar cambiarono completamente, concentrandosi più sugli arbitri che non sul calcio giocato. Lo stesso Sassi in seguito riconobbe gli effetti collaterali della sua creatura: la moviola era nata come una curiosità e uno strumento utile, ma era diventata un assoluto, trasformando il dibattito calcistico in una discussione ossessiva su torti e ragioni arbitrali.
Per oltre cinquant’anni la moviola rimase relegata agli studi televisivi, uno strumento di analisi a posteriori ma senza alcun impatto sulle decisioni arbitrali durante le partite. Gli arbitri in campo continuavano ad avere solo i loro occhi per giudicare, mentre milioni di spettatori da casa potevano rivedere ogni azione in ralenty da molteplici angolazioni. L’apparecchiatura stessa si evolse nel tempo: dalla telecamera in miniatura che riprendeva le immagini dai monitor, si passò al formato digitale, poi all’analisi computerizzata, alle linee del fuorigioco impresse virtualmente sul campo, ai sensori sulla linea di porta.
Il sistema VAR fu utilizzato per la prima volta nell’agosto 2016, durante una partita di USL Pro tra New York Red Bulls II e Orlando City B. Il 1° settembre 2016 il VAR venne utilizzato durante l’amichevole internazionale tra Francia e Italia. L’utilizzo del VAR fu approvato dall’IFAB nel giugno 2016, e la FIFA ne annunciò l’impiego per il Mondiale 2018 in Russia.
Il Video Assistant Referee non è altro che l’evoluzione naturale della moviola di Carlo Sassi: lo stesso principio di rivedere le azioni al rallentatore, ma questa volta con la possibilità di correggere gli errori arbitrali in tempo reale, durante la partita. Nella sala VAR sono presenti sei schermi: due in alto per seguire la partita e quattro in basso che mostrano le immagini con un ritardo di tre secondi, permettendo ai due arbitri addetti di avere riprese dettagliate per ciascuna azione.
In Italia il VAR entrò in vigore nel campionato di Serie A 2017-18. Fu usato per la prima volta nell’assegnazione di un rigore alla prima giornata, nella partita Juventus-Cagliari al 37′ del primo tempo a favore del Cagliari. L’arbitro di quella partita storica, disputata il 19 agosto 2017, era Fabio Maresca, mentre al VAR c’era Paolo Valeri. Una coincidenza simbolica: cinquant’anni dopo il gol fantasma di Rivera, la tecnologia faceva il suo esordio ufficiale in un match di Serie A.
Il VAR può essere utilizzato in quattro casi specifici: assegnazione di un gol, assegnazione di un calcio di rigore, errore di identità e sanzione con cartellino rosso. Gli arbitri di campo sono in costante comunicazione via radio con il VAR e l’AVAR, e nel caso ci sia un episodio dubbio, spetta al direttore di gara in campo decidere se visionare il filmato. Pierluigi Collina ha spiegato che il VAR ha contribuito a rendere il calcio più giusto, e statisticamente il numero di errori arbitrali è drasticamente diminuito dal 6% allo 0,87%. Uno studio basato su 2195 partite delle stagioni 2016/17 e 2017/18 di 13 paesi diversi dimostra che l’accuratezza è aumentata dal 92,1% al 98,3% dopo l’intervento del VAR.
Tuttavia, le polemiche non sono mancate. Come ai tempi di Sassi, molti sostengono che l’eccessiva attenzione agli episodi dubbi abbia spostato l’attenzione dal gioco alla tecnologia. Durante la finale della Coppa del mondo per club FIFA 2016, Zinédine Zidane definì il sistema una fonte di confusione. In Italia episodi di tensione per il presunto cattivo utilizzo del VAR non sono mancati, con alcune società che hanno parlato persino di complotti.
Nonostante sette anni di utilizzo, il VAR continua a dividere. Da un lato chi lo ritiene indispensabile per garantire maggiore equità, dall’altro chi rimpiange la spontaneità del calcio pre-tecnologico, quando l’errore arbitrale faceva parte del gioco. Carlo Sassi, scomparso il 28 settembre 2025 a 95 anni, non avrebbe mai immaginato che la sua intuizione del 1967 avrebbe portato, mezzo secolo dopo, alla moviola in campo. La sua creatura, nata per rivedere al rallentatore un gol dubbio di Rivera, si è evoluta in un sistema sofisticato di telecamere, monitor e comunicazioni radio che oggi influenza direttamente l’esito delle partite.
Dal 28 febbraio 1965, quando Enzo Tortora presentò quella “nuova tecnica”, al 19 agosto 2017, quando Maresca consultò per la prima volta il VAR in Serie A, sono trascorsi oltre cinquant’anni. Ma il principio è rimasto lo stesso: rallentare il tempo, analizzare l’azione, cercare la verità in quei fotogrammi che l’occhio umano non riesce a catturare nell’istante. La moviola ha cambiato per sempre il modo di vivere il calcio, prima trasformando le domeniche sera degli italiani, poi entrando direttamente in campo.

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