45 anni fa il dramma del terremoto E il Vestuti si trasformò in tendopoli

Tristi ricordi e giorni difficili. Se l’avversario di turno evoca la tragica morte di Giuseppe Plaitano, primo morto da stadio nel calcio italiano, anche la data richiama fuori i suoi bei fantasmi. Il 23 novembre, da questi pari, sarà per sempre il giorno del terribile sisma dell’Irpinia. Sono passati 45 anni, eppure per chi ha vissuto quei drammatici momenti la memoria sa essere indelebile. E ancora una volta la Salernitana sarà in campo, oggi con il Potenza, nel 1980 fu invece derby con la Turris. Caldo anomalo, gara stregata e pareggio raggiunto solo nel finale con il “solito” Zaccaro, poi l’inizio della fine. La Salernitana allenata da Lamberto Leonardi era partita alla grandissima, complice anche il successo casalingo con la Cavese, la grande favorita del torneo che poi vinse il campionato. Poi il terribile sisma, che incise in maniera devastante anche su chi era chiamato a indossare la casacca granata. Il Vestuti fu utilizzato come centro d’accoglienza per gli sfollati, gli allenamenti furono sospesi per quasi due settimane, il clima di entusiasmo fu inevitabilmente schiacciato dalle macerie. E alla ripresa del torneo il sogno promozione dovrà far spazio all’incubo retrocessione. Soprattutto dopo la gara interna con la Sambenedettese, a margine del quale successe di tutto. Alcune decisione dubbie fecero scattare l’inferno, l’arbitro Tuveri dovette scappare negli spogliatoi per poi fuggire su un elicottero dei carabinieri, non prima però d’aver subito un’ombrellata da da parte di Pasquale Picentino, all’epoca vicepresidente del club. Il Vestuti fu squalificato per diversi mesi, la Salernitana fu costretta a traslocare a Campobasso e ad Avellino, e solo un pari a reti bianche a Terni all’ultima giornata riuscì ad evitare l’incubo della serie C2. Adolfo Gravagnuolo, custode della storia granata e pioniere del movimento ultras, non ha mai fatto mistero dell'”accuratissima” ricerca di tutti i Tuveri in giro per l’Italia presenti sull’elenco telefonico, sfogando con altri membri del gruppo Panthers tutta la propria frustrazione per l’arbitraggio discutibile alla povera mamma del fischietto sardo.

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