Novanta secondi scolpiti in maniera indelebile nella memoria di chi ha vissuto quella domenica sera; novanta secondi sufficienti a ridisegnare il volto di interi paesi; novanta secondi destinati ad alimentare decenni di polemiche legate ad una ricostruzione infinita e ad una gestione dei fondi a dir poco opaca.
Sono passati quarantacinque anni, ma quella scossa durata novanta interminabili secondi è parte viva – e dolente – di una memoria collettiva indelebile che abbraccia non solo le tre provincie che da quel sisma furono travolte – Avellino, Salerno e Potenza – ma l’intero Mezzogiorno. Del resto già solo i numeri di quella tragedia – 3mila morti, oltre 8mila feriti, 37 comuni “disastrati” e 314 “gravemente danneggiati” – sarebbero sufficienti a fare del terremoto del 23 novembre 1980, una maledetta domenica, uno di quegli eventi che marcano un prima e un dopo nella vita di una comunità, ma se a questo si aggiunge un post-terremoto lungo decenni ben si comprende quanto quei giorni siano incisi in profondità nella memoria collettiva.
Una memoria che sarà alimentata da diversi eventi organizzati in diversi luoghi della Campania e della Basilicata, ma non solo.
Questo pomeriggio, alle 17.45, su Rai Cultura andrà in onda “È una domenica sera di novembre”, il documentario realizzato Lina Wertmüller nei giorni immediatamente successivi al sisma, girando nei luoghi maggiormente colpiti mentre erano in corso le operazioni di soccorsi alle popolazioni colpite.
«Mi ci ha portato lo strazio, il dolore, – dice la regista – ma anche la voglia di fare qualcosa per quella gente. Quasi un dovere per chi, come me, si occupa di immagini, mettere al servizio di quelle popolazioni e anche per tutti gli altri la mia opera. Un lavoro che non è quotidiano, che duri più dello spazio di un giornale o di una ripresa televisiva, una piccola pietra lanciata con forza e con sdegno nellimmobilità di ogni discorso sul Sud».
“È una domenica sera di novembre” fu trasmesso per la prima volta esattamente un anno dopo il terremoto, prendendo le mosse dalle prime immagini trasmesse dai telegiornali. indugiando sui luoghi in cui più si era scatenata la forza devastante della natura, mostrando i sucessi dei soccorritori nel salvare chi era rimasto intrappolato dalle macerie. Ma lo sguardo del documentario si allarga preso al racconto del Mezzogiorno, delle sue tradizioni, del suo folklore.
La regista si è avvalsa della consulenza del sociologo Domenico De Masi e la cronaca narrata dai diretti protagonisti si intreccia alle letture di Lina Wertmüller e Piera degli Esposti, dei commenti sul Mezzogiorno scritti da Alberto Moravia, Carlo Levi, Furio Colombo, Alberto Ronchey, Giampaolo Pansa e dei brani tratti dalle opere di Leonardo da Vinci, Plinio il Giovane, Johann Wolfgang Goethe, Giacomo Leopardi. Infine, un’intervista al regista Martin Scorsese.

