Piano di pace, trattative in Svizzera

Una delegazione di nove membri, tra cui il capo dell’ufficio presidenziale Andriy Yermak e il capo della direzione principale dell’intelligence Kirill Budanov, è arrivata ieri sera in Svizzera, oggi il confronto con gli inviati statunitensi ed europei «sui possibili parametri di un futuro accordo di pace». A riferirlo è il segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale ucraino Rustem Umerov, anch’egli componente della delegazione.
Una squadra di altro profilo, quella in partenza da Kiev, segno che la discussione sul piano americano in 28 punti è una tappa cruciale del conflitto russo-ucraino. Del resto dalla Casa Bianca Trump ha lanciato un vero e proprio ultimatum a Zelensky: «Dovrà farsi piacere il piano di pace».
Fonti di stampa statunitensi e britanniche non solo confermano le forti pressioni esercitate sul governo ucraino perché accetti la bozza d’intesa, ma indicano anche una data: il prossimo 27 novembre. Tempi strettissimi, quasi da ultimatum. E mentre da Mosca è arrivata una disponibilità a trattare sulla base dei 28 punti concordati dai mediatori, ad opporre resistenza sono i rappresentanti dell’Unione Europea e di alcuni Paesi del Vecchio Continente. Anche se non mancano le sfumature tra gli europei.
Se, da un lato, era scontato l’annuncio del massimo sostegno al piano americano da parte del primo ministro ungherese Orban – «Gli europei devono immediatamente sostenere il piano americano» ha detto, ribadendo la contrarietà ungherese a nuovi fondi per l’Ucraina – dall’altro meno scontata è l’apertura del ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, da sempre strenuo sostenitore di Kiev. Il piano statunitense, ha detto Crosetto, è «molto duro nei confronti dell’Ucraina e contiene punti che penso non potranno mai essere accettati ma lo considero il punto di inizio di una trattativa che tutti auspichiamo e per la quale tutti dobbiamo impegnarci senza tregua».
Una sorte di piccola rivoluzione copernicana se paragonato alle prime dichiarazioni di Kaja Kallas, alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, secondo cui nessun piano di pace è ipotizzabile senza una partecipazione dei Paesi europei o che l’unico piano dell’Ue ha due punti: indebolimento della Russia e sostegno all’Ucraina.
Posizioni che appaiono di giorno in giorno più irrealistiche, considerata la determinazione statunitense nel voler portare a conclusione la guerra russo-ucraina. determinazione nutrita da un’analisi dell’andamento del conflitto decisamente più realistica di quella che hanno molti governi europei. Una consapevolezza condensata in un tweet del vicepresidente americano Vance: «Si fantastica – ha scritto – che se solo dessimo più soldi, più armi o più sanzioni, la vittoria sarebbe a portata di mano. La pace non sarà fatta da diplomatici o politici falliti che vivono in un mondo di fantasia. Potrebbe essere fatta da persone intelligenti che vivono nel mondo reale».
Chi siano i politici falliti che vivono in un mondo di fantasia, ognuno è libero di immaginarlo.

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