La pioggia battente di una sera di fine campagna elettorale non ferma la partecipazione. Anzi, sembra quasi amplificarla. A Battipaglia, nel salone gremito del Palace Hotel, l’incontro con Andrea Volpe si trasforma in un abbraccio collettivo, carico di volti, aspettative, energie che si muovono insieme. L’atmosfera è quella delle occasioni importanti: tanti giovani, attivisti, amministratori e semplici cittadini. E tanti rimasti fuori, costretti dalla capienza limitata della sala, ma comunque presenti idealmente. «Per Battipaglia avrei voluto tornare in piazza, come cinque anni fa. Quella volta fu una grande volata. Oggi il maltempo non ce l’ha permesso, ma essere qui, così vicini, vale altrettanto» esordisce Volpe. È il primo segnale: non un comizio ma un incontro di comunità.
L’abbraccio di comunità
Volpe parla con un tono che unisce lucidità politica e dimensione umana. «È una campagna anomala, strettissima, molto corta. E in un certo senso favorisce chi ha lavorato in questi anni: il lavoro resta, le storie raccontate in questi giorni invece no». Poi la denuncia, pronunciata senza giri di parole: «Mi dispiace vedere che le campagne elettorali continuano ad allontanare le persone. Alle regionali si prevede un’affluenza del 48 per cento. Significa che più di un campano su due non vuole votare. La colpa è nostra: della politica che racconta storie». Per Volpe le storie sono le promesse irrealizzabili, quelle che inseguono un consenso immediato senza rispetto per la verità. «Promettere cose per cui la Regione non ha alcuna competenza in materia è un inganno. Perché mentire per raccattare voti? A che serve convincervi così?».
La “campagna corta” e le cose fatte
Volpe rivendica il proprio ruolo di legislatore e il rapporto costante con il territorio: «Il consigliere regionale scrive leggi nelle materie in cui la Regione può legiferare. Molti degli strumenti che oggi conosciamo, dai voucher sportivi alle norme sull’abitabilità dei sottotetti, sono nati in aula grazie a un confronto continuo». E ancora: «Sono scelte legislative che maturano ascoltando i territori perché tutto quello che arriva in Consiglio nasce dal dialogo: ed è proprio stando in mezzo alla gente, come faccio io, parlando ogni giorno con le persone, che si portano dentro le esigenze reali». Tra i passaggi più apprezzati c’è quello dedicato ai borghi: «Ho portato avanti una legge per valorizzare i piccoli borghi, per mettere a sistema quel patrimonio di bellezza, storia e opportunità che troppo spesso resta nascosto. È un lavoro che non si vede subito ma costruisce futuro». Volpe insiste proprio sulla dimensione del lavoro “silenzioso”. «La politica» dice «non è solo inaugurazioni e foto. È anche bonificare un corso d’acqua senza che nessuno sappia chi ci ha lavorato. Ma è così che si fa il proprio dovere».
Le leggi che nascono nei territori
Quando parla di Battipaglia, il tono cambia: diventa più caldo, quasi protettivo. «Questa città mi ha dato quasi 1.200 preferenze cinque anni fa. Qui ho costruito un legame vero. Mi sono preso cura delle cose intorno a me: anche banali, come vedere se l’erba al pronto soccorso veniva tagliata. Le piccole cose contano tanto quanto le grandi opere». In sala siedono l’onorevole Manzi, Daniele Conza, amministratori, amici, sostenitori ma anche figure familiari. Volpe cita il padre Mimmo Volpe, sindaco di Bellizzi, lo zio Tonino, e la zia Rosa che abitava in via Olevano a Battipaglia: «Sarebbe stata la mia più grande sostenitrice». È un passaggio intimo che strappa un applauso affettuoso. Non manca un riferimento pratico al voto: «Cinque anni fa furono annullati tantissimi voti perché il cognome Volpe veniva scritto in altre liste. Questa volta il mio simbolo, Avanti, è grande, ben visibile. Fate attenzione in cabina: ogni voto conta davvero».
Battipaglia come casa
La parte più politica del discorso riguarda le grandi opere pubbliche. Volpe entra nel dettaglio con numeri e prospettive. «A dieci minuti da qui c’è l’aeroporto: 80 milioni di investimento, circa 400mila passeggeri nel primo anno e un trend in crescita nel secondo. Non vi racconto una storia: sono dati». E aggiunge: «Il Terminal 2 è quasi terminato e tutto si sposterà lì. Il Terminal 1 sarà demolito e ricostruito. E di fronte al cimitero degli inglesi sono in fase avanzata i lavori per la metropolitana». La posta in gioco è alta: «Il primo lotto arriva a Pagliarone. Il secondo, invece, deve proseguire fino a Eboli e completare una progettualità strategica. È un’infrastruttura che va difesa con forza perché portarla fino alla zona sud di Salerno significa non lasciare indietro questo territorio». Volpe spiega che il nuovo ospedale «sorgerà proprio qui, vicino alla scuola e al vecchio nosocomio».
Grandi operi, grandi territori
Verso la fine la sala è silenziosa. Volpe alza il tono, senza gridare, ma con fermezza: «La differenza tra me e altri? Io sto qua. In mezzo alle persone. Non votate per un candidato muto, per qualcuno che non conoscete». «Prendete dieci minuti, leggete i nomi, scegliete con cura. Non fatevi dire da nessuno chi votare». Poi il passaggio politico-personale più forte: «In cinque anni non ho mai fatto un’assenza in Consiglio. Ho dato tutto ciò che potevo, spesso ho tolto tempo alla mia vita privata, ma non ho mai preso nulla se non il vostro affetto e il vostro sostegno». «La mia presenza può avere un peso specifico per questo territorio. Il risultato lo decidete voi».
Partecipazione e responsabilità
La chiusura è cinematografica, e non casuale. Volpe cita Al Pacino in Ogni maledetta domenica: «Il football è come la vita: è una questione di centimetri. Anche la politica lo è. Dipende da quante persone insieme provano a scalare le pareti». «Io la vetta la posso raggiungere solo insieme a voi. Non ho nessuno che mi spinge se non le centinaia di persone che mi scrivono, che vengono agli incontri, che ci credono». Il pubblico si alza, un lungo applauso, qualcuno si avvicina per una foto, altri per stringere la mano. Non è solo un appuntamento elettorale: è un momento di riconoscimento reciproco tra un candidato e una comunità che, almeno per una sera, ha mostrato cosa significa davvero la parola “partecipazione”.

