«Una campagna in piazza, tra la gente per cambiare tutto»

A sinistra delle due coalizioni principali si è collocata Campania Popolare, nata dall’aggregazione su un progetto condiviso di Potere al Popolo, Pci e Rifondazione Comunista. A fare il punto sulla proposta di Campania Popolare è Paolo Bordino, candidato nella circoscrizione di Salerno.
Siamo ormai alla conclusione di una lunga campagna elettorale che non sembra aver suscitato particolari entusiasmi tra i cittadini campani. Che campagna è stata quella di Campania Popolare?
«Una campagna vissuta nelle piazze, nelle strade, nei luoghi di lavoro, in tutti i contesti in cui è forte la sofferenza prodotta da un decennio di politiche regionali che ha peggiorato le condizioni materiali dei cittadini di una regione in cui il blocco di potere costruito da Vincenzo De Luca ha perseguito gli interessi di coloro che antepongono la logica della spartizione clientelare a quelli delle masse popolari che vivono sulla propria pelle i disagi della vita quotidiana. Siamo stati in mezzo alla gente perché, a differenza di chi si è chiuso negli hotel, abbiamo la coscienza pulita e ci mettiamo la faccia».
Quali sono le principali richieste o sollecitazioni raccolte durante queste settimane?
«La Campania è lo specchio di un disastro in cui tutto sta diventando periferia, tra emergenza abitativa, assenza di una medicina di prossimità e tagli ai servizi. Da questa regione vanno via ogni anno 100mila giovani perché manca la prospettiva di poter costruire qui la propria vita. Ciò che ci viene chiesto è rappresentare un’idea di Regione in cui la reale priorità sia un futuro garantito qui per tutti. Non soltanto per i figli di Cesaro o di Mastella».
Uno dei temi che caratterizza la proposta di Campania Popolare è quello relativo alla difesa ed al potenziamento della sanità pubblica: una sfida non da poco in una regione come la nostra.
«Per un controllo oncologico nella nostra regione abbiamo liste di attesa anche superiori ad un anno. Un paziente, il cui reddito è drenato da un’inflazione galoppante, cosa può fare? O va fuori regione o si rivolge al privato. E se non ha i soldi rinuncia a curarsi. Se osserviamo il dato sugli accessi in pronto soccorso, il 70% sono codici verdi. Questo che significa? Manca totalmente la medicina di prossimità. La risposta non può essere la costruzione di dieci megaospedali se non si assumono medici, paramedici e OSS. A maggior ragione se i pronto soccorso vengono chiusi o interi reparti non funzionano. Campania Popolare vuole una sanità realmente pubblica, che superi il sistema delle convenzioni che alimenta la complicità con gli attori privati anteponendo il profitto ai diritti degli ammalati».
Perché secondo lei le proposte del centrodestra e del campo largo non sono credibili?
«Vorrei vederle nero su bianco queste proposte! Quelle delle destre si intuiscono: criminalizzazione delle marginalità da in lato, fondi ai privati nei servizi pubblici dall’altro. Ma quelle di Fico? Non esistono perché qualora venissero fuori salterebbe il castello di sabbia dell’accordo con De Luca. A differenza loro, Campania Popolare un programma ce l’ha ed ha come unico faro l’interesse delle classi popolari, dai trasporti alla sanità passando per la tutela dell’ambiente, con un piano industriale vero che superi la logica delle ZES, premesse di una futura desertificazione».
In definitiva, perché votare Campania Popolare?
«Campania Popolare è in campo perché c’è bisogno di cambiare tutto. E lo fa con donne e uomini che sono attivi sul territorio, nelle vertenze e nelle lotte. Donne e uomini che sono stanchi di accettare l’esistente. Gli altri in questa campagna elettorale hanno messo i cartelloni sui bus, noi ci mettiamo idee, visione e cuore».

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