Noi Moderati, Lamberti al fianco delle donne

Rivendicare il diritto ad esistere con dignità e libertà per tutte le donne. È questo lo spirito con cui Filomena Lamberti (foto in alto), vittima di una violenta aggressione avvenuta nel 2012 da parte dell’ex marito, ha scelto di scendere in campo in questa tornata elettorale nella lista Noi Moderati a sostegno di Cirielli Presidente. «Ho scelto di candidarmi perché, in questi anni, per provare a mettere fine alla violenza di genere è stato fatto tanto, ma non basta» spiega Filomena Lamberti. «Lo dimostra il numero dei femminicidi, che purtroppo continua a crescere».
Cosa manca, secondo lei, nelle politiche contro la violenza?
«Serve che a proporre soluzioni sia qualcuno che conosce davvero la realtà delle vittime. Io sono espressione diretta della violenza di genere: so cosa significa e di cosa hanno bisogno le donne».
In che modo la sua esperienza personale può fare la differenza?
«Avere vissuto tutto sulla mia pelle mi permette di capire fino in fondo percorsi, paure e ostacoli. Per questo credo di poter dare un contributo concreto e determinante».
Da dove partirebbe se venisse eletta?
«Ritengo necessario promuovere una nuova visione del rapporto uomo-donna, basata sul rispetto e non sul possesso. Il cambiamento deve essere culturale e coinvolgere istituzioni, famiglie, scuole e università».
Quale ruolo dovrebbero avere i giovani in questo cambiamento?
«Bisogna attivare percorsi di educazione all’affettività, soprattutto per i ragazzi, perché saranno gli adulti di domani. Va insegnata la cultura del rispetto».
E per le donne già vittime di violenza?
«Occorre rafforzare la loro consapevolezza, così da non relegarle alla cultura della paura. Solo così può partire un vero percorso di emancipazione, che aiuti a riconoscere ed evitare relazioni tossiche».
Cosa non funziona oggi nel sistema di protezione delle donne?
«Siamo stanche di passare dall’essere vittime della violenza maschile all’essere vittime di un sistema meramente assistenzialistico».
A cosa si riferisce?
«La rinascita si perde tra avvocati, psicologi, corsi di formazione e visibilità solo il 25 novembre e l’8 marzo. È un percorso che spesso non porta a una vera autonomia».
Che cosa servirebbe davvero?
«È necessario mettere in pratica misure concrete suggerite dalle sopravvissute. Bisogna andare oltre la denuncia e il supporto psicologico, creando opportunità reali che consentano alle donne di ricominciare a vivere dignitosamente».
Perché i cittadini dovrebbero votarla?
«Perché la mia è una battaglia di tutti e posso essere la voce di tante donne che rivendicano il loro diritto ad esistere con dignità e libertà».

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