I Mondiali di Napoli: Giorgio Ascarelli e il mito dello stadio “Vesuvio”

I campionati del mondo del 1934 si intrecciano in maniera indelebile anche con un personaggio che ha segnato la storia del calcio in Campania ed in particolare del calcio napoletano. Ascarelli seppe costruire negli anni con il Napoli una squadra competitiva e uno dei suoi più grandi meriti fu, nel periodo 1929/30, la costruzione a sue spese del primo grande stadio di Napoli, denominato il “Vesuvio”. L’impianto sorgeva a breve distanza dalla stazione ed era un vero e proprio gioiello per “forme, eleganza e fruibilità” in grado di accogliere circa 40.000 mila spettatori. La prima partita nel nuovo impianto venne giocata il 16 febbraio 1930, a sfidare gli azzurri fu la Triestina e come da pronostico la partita si concluse con un trionfo dei padroni di casa, che si imposero per 4-1. La vera inaugurazione, secondo quanto riportato dalla «Gazzetta dello Sport», avvenne la settimana successiva, quando il Napoli incontrò la Juventus in un classica del calcio italiano. Le cronache dell’epoca raccontano che l’incontro, terminato in parità per 2 a 2, fu caratterizzato dal gioco brillante espresso dalle due compagini in campo tanto da rubare sorrisi allo stesso Ascarelli in tribuna. A proposito dell’incontro ancora la «Gazzetta dello Sport» lamentava un terreno di gioco non degno per l’importanza dello stadio e preannunciava una sua futura sistemazione per far sì che Napoli potesse vantare uno dei più bei campi sportivi d’Italia . Purtroppo la gioia del presidente fu di breve durata, infatti, il 12 marzo del 1930, Ascarelli morì prematuramente a causa di una peritonite, a soli 36 anni .La tragica notizia della scomparsa si diffuse in pochi minuti in tutta la città, di quartiere in quartiere commozione e stordimento andarono di pari passo. Una folla impressionate di napoletani gli tributò l’ultimo commosso omaggio in occasione dei funerali, e fu presa unanimemente la decisione di intitolargli lo stadio “Vesuvio” inaugurato poche settimane prima. Ascarelli lo aveva fatto realizzare interamente a sue spese senza pensare al ritorno economico .Il quotidiano «Il Mattino» dopo la sua morte così avrebbe sottolineato la grandezza di questo dono: “senza badare a sacrifici da solo Ascarelli ha dato a Napoli una squadra e un campo”. «La Gazzetta dello Sport» avrebbe invece scritto: “Non è il dirigente che si commenta con la solita parola buona, la figura di Giorgio Ascarelli è cosi gigantesca che la penna si sente ora troppo impari al suo compito immenso” . Purtroppo però questo ricordo sarà di brevissima durata, in quanto sarebbe stato rimosso per ragioni politiche. Quando l’otto ottobre del 1932 fu assegnata all’Italia l’organizzazione della seconda edizione dei campionati mondiali di calcio, Mussolini si fece carico di una grande opportunità, cioè la possibilità di progettare una grande manifestazione che avrebbe rafforzato l’immagine del regime e il prestigio della nazione a livello internazionale, attraverso l’organizzazione di una manifestazione di grande visibilità e impatto giornalistico . Per l’occasione furono intraprese delle iniziative di miglioramento e razionalizzazione degli impianti sportivi che avrebbero ospitato gli incontri . A Napoli l’Ascarelli, stadio di notevole pregio, non incontrò grandi problemi. Il problema dello stadio napoletano era tuttavia il suo nome, in quanto dedicato a un grande imprenditore napoletano ma ebreo che avrebbe potuto turbare il rapporto diplomatico tra l’Italia e la Germania, notoriamente antisemita . Per questo motivo il partito avrebbe deciso di variare ancora una volta il nome dell’impianto, che per l’occasione, nel 1934 fu rinominato “Stadio Partenopeo” .Questo cambio di denominazione non ebbe i risultati sperati, infatti i giornali e le cronache radiofoniche continuarono a riportare tutti l’antica denominazione di “Stadio Ascarelli”. Così, ad esempio la «Gazzetta dello Sport», il 27 maggio 1934, in occasione della presentazione della partita di esordio dei mondiali di calcio tra Ungheria e Egitto, giocata appunto a Napoli, così avrebbe intitolato l’articolo «Il grandioso stadio partenopeo dell’Ascarelli» oppure il «Popolo d’Italia», parlando della finale del terzo posto tra Austria e Germania, disputata a Napoli, avrebbe riportato l’antica denominazione di “Stadio Ascarelli” , e sempre la «Gazzetta dello Sport», in un articolo del 6 giugno 1934, a poche ore dalla partita tra Germania e Austria, avrebbe scritto: “Lo stato d’animo dei giocatori sarà l’arbitro della partita tra tedeschi e austriaci allo Stadio Ascarelli giovedì ore 17,30” .Anche nell’aprile del 1938, durante le ultime battute del campionato italiano di calcio, molti giornali avrebbero riportato che si giocava ancora “all’Ascarelli di Napoli” . Di fatto nella vulgata popolare lo stadio rimarrà per tutti l’“Ascarelli”.Solo con l’entrata in vigore delle leggi razziali in Italia, annunciate dal Duce a Trieste il18 settembre 1938, si sarebbe cominciato a utilizzare anche nella stampa il nuovo nome di “Stadio Partenopeo”, ad esempio in occasione della presentazione della partita tra Napoli e Novara .Comunque l’Ascarelli avrà vita breve. Infatti lo stadio, che nel ’34, come già detto, era stato il teatro della finale per il 3° e 4° posto tra Germania e Austria, nel 1942 fu completamente raso al suolo dai bombardamenti alleati e le strutture, quelle poche ancora in piedi, divennero baracche per gli sfollati; nel dopoguerra i resti dello stadio divennero ricettacolo e sversatoio di tutte le macerie dei palazzi circostanti, che di fatto ne cancellarono il ricordo, che sopravvisse solamente nelle cronache sportive . Durante la II edizione dei campionati del mondo di calcio Napoli ospitò ben 2 partite, la prima fu un ottavo di finale, disputato il 27 maggio, tra Ungheria ed Egitto terminato 4-2 per i magiari; piccola curiosità la formazione dei faraoni tornerà a giocare la fase finale di un mondiale solo nel 1990, ancora in Italia. L’altra fu la finale per il terzo posto tra Germani e Austria terminata 3-2 per i tedeschi il 7 giugno.

Francesco Ferrara

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