È un rapporto estremamente difficile quello tra gli adolescenti campani e la cultura – declinata nelle sue forme più diverse, dalla lettura al teatro – almeno stando alla fotografia scattata dall’edizione 2025 dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia, rapporto curato da “Save the Children” alla vigilia della giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza.
I dati, nella loro essenzialità, non lasciano spazi a dubbi: in Campania solo il 46,4% degli adolescenti – nella fascia d’età compresa tra i 13 ed i 19 anni – legge nel corso dell’anno almeno un libro che non sia tra quelli di ambito scolastico, a fronte di una media nazionale del 53,8%. E la situazione non migliora se si allarga la prospettiva ad altro tipo di attività culturali, magari anche più coinvolgenti per i ragazzi perché possono essere fruite in gruppo: solo il 37,4% degli adolescenti campani ha visitato una mostra o un museo negli ultimi dodici mesi (a fronte di una media nazionale del 50,1%), situazione ancora peggiore se si guarda ai dati delle visite ad sito archeologico, con poco più di un terzo di giovani – il 32,3% rispetto ad una media nazionale del 40,2% – che ha scelto di visitare parchi archeologici di rilievo internazionale come quelli di Pompei, Ercolano o Paestum, giusto per citare i più celebri.
Neanche il teatro sembra suscitare particolare interesse tra i cittadini più giovani della Campania: il 28,8% degli adolescenti ha assistito ad uno spettacolo, mentre va leggermente meglio per quel che riguarda i concerti, qui la partecipazione sale al 35,6%. Da notare che quest’ultimo dato è l’unico che pone la Campania sopra la media nazionale della partecipazione ad attività culturali: a livello nazionale ad aver assistito ad un concerto negli ultimi dodici mesi è stato il 33,3% degli adolescenti.
Un quadro, quello relativo al rapporto tra i giovani campani ed il mondo della cultura, a tinte fosche e del resto sarebbe stato difficile considerato che la Campania resta maglia nera sul fronte della dispersione scolastica, segno della presenza sul territorio di ampie sacche di una sorta di analfabetismo “di fatto” che va ben oltre il mancato raggiungimento del traguardo costituito dal conseguimento di un titolo di studio. Ancora una volta sono i freddi numeri a mostrare con chiarezza la gravità del problema: a livello nazionale il tasso di dispersione implicita alla fine delle superiori è dell’8,7% – con un evidente divario di genere, considerato che tra i maschi il tasso sale al 10,7% -, mentre in Campania balza al 17,6%, il più alto di tutta Italia.
Situazione solo leggermente migliore per quel che riguarda i giovani di età compre tra i 18 ed i 24 anni che hanno abbandonato la scuola o la formazione professionale: a livello nazionale in cinque anni il numero degli abbandoni è passato dal 14,3% al 9,8%, tuttavia la Campania continua a viaggiare ad un ritmo ben superiore a quello del resto della Penisola, con una media del 13,3%. Peggio della Campania fa solo la Sicilia, dove la percentuale degli abbandoni di scuola o formazione professionale raggiunge la soglia del 15,2%.
A completare il quadro, rendendolo probabilmente ancora più grave, c’è un ulteriore elemento: la Campania è la regione italiana con la più alta percentuale di adolescenti residenti di tutta Italia. A fronte di una costante contrazione della fascia d’età compresa tra i 13 ed i 19 anni conseguenza del gelo demografico che sta spegnendo il Paese – nel 1983 gli adolescenti erano oltre 6,5 milioni e rappresentavano l’11,6% della popolazione, oggi sono poco più di quattro milioni, il 6,86% della popolazione complessiva – la Campania ha una popolazione adolescente pari al 7,6% del totale. Un capitale umano – un vero e proprio tesoro, visti i tempi – che tuttavia il “sistema Campania” nel suo insieme – scuola, istituzioni, enti di formazione e famiglie – non sembra essere in grado di valorizzare e tutelare.

