«La difesa della vita, della salute e dell’ambiente non ha colore politico». Lorenzo Forte, presidente del Comitato Salute e Vita, lo mette subito in chiaro. Da oltre vent’anni è il volto della battaglia contro le Fonderie Pisano e contro un sistema di gestione ambientale che, nella Valle dell’Irno, ha generato uno dei fronti più critici della Campania. «Siamo una realtà plurale unita da un solo obiettivo: chiudere le Fonderie, bonificare l’area e garantire ai cittadini del territorio e ai lavoratori un futuro dignitoso e sicuro» spiega. «Abbiamo parlato con tutti, da Caldoro a De Luca. E a tutti abbiamo chiesto una sola cosa: quali soluzioni concrete intendete mettere in campo? Il nostro riferimento non è un partito ma la tutela della nostra comunità».
Presidente Forte, qual è oggi la fotografia reale della situazione ambientale e sanitaria nella Valle dell’Irno?
«Gli studi scientifici condotti negli ultimi anni – dallo Spes alle perizie epidemiologiche, fino alle analisi dell’Istituto Superiore di Sanità – delineano un quadro di grave compromissione ambientale e sanitaria. Lo studio Spes ha analizzato quattrocento cittadini residenti entro tre chilometri dalle Fonderie Pisano: nel loro sangue sono stati trovati metalli pesanti e diossine con valori fino a cinque volte superiori ai limiti di legge e alla media regionale».
Quei dati sono stati confermati anche da altre indagini e accertamenti?
«Le perizie epidemiologiche commissionate dalla Procura hanno rilevato un eccesso di patologie gravi direttamente correlate alle emissioni dello stabilimento. Uno studio preliminare dell’Istituto Superiore di Sanità ha registrato incrementi significativi di malattie entro un raggio di cinque chilometri. A ciò si aggiungono le analisi del 2014 sui sedimenti del fiume Irno: a monte i valori erano nella norma mentre a valle risultavano fino a dieci volte superiori ai limiti».
Che cosa emerge da tutto questo?
«Il quadro è quello di un disastro ambientale strutturale con ripercussioni gravi anche su bambini e giovani adulti. Nonostante tutto l’Asl Salerno non ha mai avviato un monitoraggio sanitario continuativo. Da qui la richiesta – ancora inevasa – di un protocollo sanitario dedicato».
Nel dibattito pubblico si parla di responsabilità istituzionali e di ritardi. Quali sono stati, per lei, gli errori più evidenti in questa vicenda?
«Le responsabilità sono diffuse. Gli enti preposti alla tutela ambientale e sanitaria hanno mancato il proprio dovere. Per anni sono stati ignorati allarmi e segnalazioni permettendo che il disastro si aggravasse».
La sentenza della Corte Europea del sei maggio scorso è un passaggio decisivo. Che cosa cambia ora?
«La sentenza della Corte Europea è una vittoria storica: riconosce che le Fonderie Pisano hanno violato il diritto alla vita e alla salute di 151 ricorrenti, simbolo di un’intera comunità colpita da anni di esposizione all’inquinamento. La Corte afferma in modo inequivocabile che le emissioni dello stabilimento hanno reso la popolazione vulnerabile a patologie gravi e che le istituzioni non hanno garantito la necessaria protezione. È una verità ora certificata nero su bianco che chiude ogni tentativo di minimizzare o negare. Per i cittadini è un riscatto dopo anni in cui il Comitato è stato accusato di allarmismo».
Quali sono oggi, per il Comitato, le priorità assolute su cui non è possibile arretrare?
«Le nostre priorità sono chiare e non negoziabili perché rappresentano l’unico modo per interrompere un danno che continua ogni giorno. La prima è la chiusura dello stabilimento: finché l’impianto resta attivo, la popolazione – e gli stessi operai – continua a essere esposta a sostanze pericolose. La seconda è la bonifica integrale dell’area, indispensabile per eliminare una contaminazione che avrà effetti per decenni. E poi c’è la tutela dei lavoratori che sono vittime al pari dei cittadini: hanno diritto a percorsi di riconversione e a un futuro occupazionale sicuro. Per noi il diritto alla vita e il diritto al lavoro devono camminare insieme: non si può lavorare mettendo a rischio la propria salute».
Cosa farà adesso il Comitato?
«Nei prossimi mesi vogliamo aprire una mobilitazione regionale ampia coinvolgendo associazioni, comitati e cittadini di tutta la Campania. L’obiettivo è costruire un coordinamento stabile che tenga insieme le tante emergenze ambientali del territorio: dalla Valle dell’Irno al Sarno fino alle aree più esposte dell’hinterland napoletano».
Avete già programmato iniziative pubbliche nei prossimi mesi?
«Stiamo lavorando a un grande corteo regionale, tra fine inverno e inizio primavera, per dire con forza basta a un modello di gestione che ha prodotto disastri ambientali in tutta la regione. Sarà una mobilitazione unitaria: da Napoli Est alla Terra dei Fuochi».
La Campania avrà presto una nuova amministrazione regionale: quali sono le vostre richieste alla futura giunta?
«Chiediamo discontinuità vera, trasparenza e decisioni nette: piena attuazione della sentenza europea e scelte coraggiose su tutte le aree compromesse. È il momento di aprire finalmente una stagione di tutela reale della salute e dell’ambiente».

