“Il mio modello di riferimento? Mino Favini dirigente di Como e poi Atalanta”

Prosegue il report di LineaMezzogiorno sul mondo del calcio giovanile e sul ruolo dei talent scout. L’avvocato Silvestro Amodio, salernitano doc, ha una storia lunga e piena di aneddoti che descrive chiaramente come nasce la voglia e la passione per questa attività.
“Il calcio è stato sempre la mia passione dalla nascita. La mia formazione culturale parte dall’applicazione e dallo studio del calcio che mi ha portato in mezzo secolo a girare numerosi campi da quelli in polvere della provincia di Salerno fino a quelli in erba in serie A.
Già negli anni ’80 individuavo giovani che poi sono arrivati al professionismo. Ricordo che sui campi di prima categoria notavo un giovane trequartista del Faiano Emiddio Vassallo che poi andò nella Salernitana di Giorgio Sereni e Mario Russo. Il mio modello di scouting ideale che ho sempre ammirato è stato Mino Favini storico dirigente prima del settore giovanile del Como e poi di quello dell’Atalanta dove sono cresciuti tanti giovani arrivati alla nazionale italiana. Ho conosciuto Fulvio Fiorin che è stato per venticinque anni allenatore nel settore giovanile del Milan con il quale mi sono confrontato accrescendo le mie conoscenze. Ho appreso molto con mister Giuseppe Sannino studiando tutti i suoi schemi e tattiche di gioco e metodologie di allenamenti specifici, in particolare la fase difensiva e di non possesso palla, con Francesco Baiano celebrità del calcio italiano approfondendo i movimenti degli attaccanti, ma ho anche visto e studiato i metodi di allenamenti di preparatori atletici come il prof. Antonio Pintus, il prof. Giorgio Panzarasa ed il prof. Domenico Melino. Ho visto dal vivo in allenamento giovani che sono emersi come Mattia Destro, Paulo Dybala, Luis Felipe Ramos Marchi, ma anche calciatori affermati e seri professionisti come Simone Vergassola, Edgar Barreto, Ilicic, Fabrizio Miccoli, Franco Brienza, Daniele Buzzegoli, Neto Pereira, Alberto Paloschi. Ho conosciuto direttori sportivi come Giorgio Perinetti che mi diceva che ero un veggente ma io replicavo scherzando magari così vincevo al superenalotto, Sean Sogliano, Giovanni Sartori, Cristiano Giuntoli, giovani direttori emergenti come Alessandro Frara e Giuseppe Figliomeni, allenatori preparati come Edoardo Gorini, Federico Guidi, Emanuele Pesoli. Ammiro tantissimo anche il nostro salernitano Enzo Maresca un tecnico che è stato molto sottovalutato in Italia ad Ascoli ed a Parma. Nel mio archivio ho sei faldoni di appunti, relazioni, schemi di gioco, distinte di formazioni di partite che ho assistito. Ti racconto un aneddoto che mi è capitato due mesi fa. Ero a Varese con un tuo collega Vito Romaniello e gli parlavo di una giovane promessa della Salernitana fine anni ’80 un tornante Vincenzo Gagliano originario di Brindisi fermato nella sua ascesa da un bruttissimo infortunio. Il tuo collega chiama subito Antonio Benarrivo vicecampione del mondo con la nazionale italiana ai mondiali americani del 1994 al quale dice: “sono con una persona che mi sta parlando di Vincenzo Gagliano giovane talento della Salernitana e tuo compagno di squadra nel Brindisi fermato da un brutto infortunio” e Benarrivo risponde: “Sei con l’avvocato Silvestro Amodio di Salerno”. Mi sono talmente emozionato che non immagini perché io non ho mai incontrato e conosciuto personalmente Antonio Benarrivo che è stato un grande campione del calcio italiano in nazionale e nel Parma e non so come faccia a conoscermi lasciandomi completamente meravigliato. Comunque tale circostanza mi ha riempito di gioia e di emozione, ma mi ripaga anche di tanti sacrifici che ho fatto nel mondo del calcio sempre con tanta umiltà, serietà e professionalità.
Quando si prende in esame un calciatore, è importante valutare il comportamento come lo spirito di sacrificio, di comprensione con i compagni e con gli avversari, ma anche con l’allenatore, con i direttori di gara e verso il pubblico.
Fondamentale è la disamina della tecnica individuale con l’uso del piede, il gioco di testa, la guida della palla, il dribbling, il controllo della palla in movimento, la potenza del tiro in corsa, la velocità con la palla, il passaggio in movimento e da fermo. Per un portiere va valutata la presa, l’agilità, lo scatto, il colpo di reni, le uscite alte e basse, il senso del piazzamento, l’autorità nella guida della difesa, la freddezza, il colpo d’occhio, le palle alte e le palle rasoterra. Caratteristica fondamentale complessiva nella valutazione di un giovane è l’intensità, la velocità e la resistenza, ma soprattutto la velocità di piede e di pensiero, ma anche l’applicazione. Ci sono alcuni settori giovanili come l’Inter che vogliono soprattutto la fisicità”.
Fine seconda puntata

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