Dalla stessa parte. Senza cambiare direzione. Principi. Valori. Pasquale Sorrentino, vicesindaco di San Giovanni a Piro e consigliere provinciale con delega al Turismo, è un amministratore di pensiero e di azione. Socialista convinto, candidato alle Regionali con Avanti Campania, rivendica la politica del fare e la coerenza di chi ha scelto di restare sul campo, nei luoghi dove si costruiscono soluzioni condivise e non slogan egoriferiti. Perché «la politica non è un palco ma una comunità che cresce insieme».
Sorrentino, lei vive il territorio e fa politica tra la gente. Quanto conta oggi questa esperienza “dal basso” e sul campo in una competizione regionale?
«Occorre aggiungere più politica alla campagna elettorale e togliere un po’ di campagna elettorale dalla politica. Il percorso a cui mi ispiro è quello della partecipazione dal basso ma – anche – dell’esperienza amministrativa maturata negli anni: dai Comuni alla Provincia. È questo il bagaglio che consente di rappresentare in Regione le istanze, i bisogni e le aspettative dei cittadini campani. L’ambizione è portare in Consiglio regionale un modello virtuoso come quello di San Giovanni a Piro».
Qual è questo modello virtuoso?
«Integrare le bellezze dell’entroterra, del mare e gli investimenti culturali. Pianificare una stagione di eventi in tempo utile per permettere agli operatori di programmare e creare nuove opportunità economiche. Recuperare e trasformare edifici dismessi in strutture produttive, come abbiamo fatto convertendo l’ex macello in un caseificio comunale. E soprattutto promuovere una politica ambientale fondata sulla tutela del territorio e sul minor consumo di suolo».
Lei rappresenta un’area socialista che parla di lavoro, diritti e responsabilità. Che cosa significa, oggi, essere socialisti in Campania e come si declina questa identità in una lista come “Avanti Campania”?
«Il socialismo, per me, è l’esercizio più autentico per rimettere avanti chi è rimasto indietro. Garantendo diritti ma anche riconoscendo i doveri di ciascuno. E valorizzando il merito: perché chi dimostra capacità deve essere premiato. Essere socialisti oggi significa leggere i bisogni reali delle persone e costruire risposte fondate su giustizia e meritocrazia».
Da consigliere provinciale con delega al turismo, che bilancio fa di questi anni e quali leve vede per un vero salto di qualità?
«Sviluppare un’offerta turistica non stagionale è la priorità. Dobbiamo costruire un grande itinerario unitario che valorizzi le specificità di ogni area, lasciando però che siano gli operatori economici a guidare la strategia: chi investe, assume e genera valore. Le istituzioni devono accompagnare, non sostituire l’impresa».
Ha parlato più volte del ruolo della comunità locale come motore del turismo. In che modo può diventare davvero protagonista?
«Il turismo vive su un aspetto essenziale: la comunità locale. Un sistema turistico cresce solo se la comunità è protagonista consapevole della propria terra, del patrimonio storico, paesaggistico, culturale ed enogastronomico. Quando la comunità è separata dall’offerta, quest’ultima diventa fragile. Tutto parte dalla qualità della vita dei residenti. Le tre ‘C’ che servono sono conoscenza, competenza e consapevolezza: solo così il turismo diventa davvero sostenibile e duraturo».
“158 campanili, una sola comunità”. Come si fa a costruire una provincia che suoni all’unisono superando campanilismi e burocrazia?
«Costruire una provincia che suoni all’unisono significa saper fare squadra. Bisogna realizzare progetti comuni tra i Comuni, unire le forze sui servizi e sulle idee superando i campanilismi. È la stessa filosofia evocata da Riccardo Muti quando paragona la società a un’orchestra: ciascuno suona il proprio strumento ma tutti insieme creano un’unica grande melodia».
Fico è l’uomo giusto per vincere le elezioni regionali e soprattutto per governare la Campania?
«Sono un uomo di squadra, e una volta scelta la squadra si va avanti insieme. Oggi Roberto Fico rappresenta la sintesi di un campo progressista ampio, capace non solo di vincere ma di governare la Campania indicando anche una rotta per l’orizzonte nazionale».
Nel suo messaggio elettorale c’è spesso la parola “fiducia”. È la fiducia dei cittadini nelle istituzioni a mancare, o sono le istituzioni che dovrebbero dimostrare di meritarla di più?
«La fiducia non si proclama, si coltiva ogni giorno. Attraverso comportamenti, azioni e linguaggio, anche nel confronto politico. Non si demonizza e non si calunnia l’avversario: ci si misura sulle idee. Parte della responsabilità del destino collettivo è di ogni cittadino. Chi non fa nulla per migliorare la propria condizione non ha solo il diritto, ma il dovere di partecipare e pretendere che la classe dirigente sia all’altezza. La politica senza la società civile è come la libertà senza giustizia sociale».
“Sempre dalla stessa parte” recita il suo claim elettorale. Quale?
«Sono nello stesso partito dal 2004: un’appartenenza che sento sulla pelle. La politica riguarda il destino collettivo, per questo la mia parte è quella dei territori, delle comunità, dei cittadini».

