Tirreno, nuovo fermo pesca: forti perdite per il comparto

Almeno 25 milioni di euro, senza tener conto dell’indotto: questo il prezzo da pagare per il prolungarsi del fermo pesca nel mar Tirreno isposto dal Ministero dell’Agricoltura. Lo stop aggiuntivo di trenta giorni, relativo ai pescherecci con sistemi da traino, si aggiunge al fermo ordinario previsto per il mese di ottobre e si è reso necessario per recuperare lo sforamento dei giorni di pesca autorizzati e scongiurare una chiusura totale fino a fine anno, inizialmente proposta dalla Commissione Europea.
Il provvedimento, però, rischia di incidere sensibilmente su un settore che vale tra i 160 ed i 230 milioni di euro l’anno, secondo le stime fornite da Confcooperative Fedagripesca.
A pagare dazio maggiore per questi ulteriori trenta giorni di stop le flotte di pescherecci siciliane e campane, le due regioni centro-meridionali in cui si concentra il maggior numero di imbarcazioni e la maggiore estensione di acque interessate dal blocco.
Pur riconoscendo l’importanza della mediazione condotta in questi mesi dal governo italiano a Bruxelles, utile a sventare il rischio di «misure insostenibili», Fedagripesca sottolinea come l’Unione Europea «ha imposto nuove rinunce anche alla pesca artigianale e ai palangari». Di qui una duplice richiesta alle autorità comunitarie: in primis che valutino «con maggiore attenzione le ricadute economiche e sociali delle proprie decisioni», in secondo luogo che vengano individuati «strumenti di sostegno economico per le cooperative che gestiscono mercati ittici e servizi agli armatori, due mesi senza reddito non sono sostenibili, e misure dedicate ai mestieri diversi dallo strascico, chiamati a condividere responsabilmente gli oneri della sostenibilità».

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