Il coraggio di una scelta. È questo il filo ‘blu’ che attraversa la campagna di Giuseppe D’Aiutolo, amministratore di lungo corso e volto storico della politica picentina. Già sindaco di Montecorvino Rovella e oggi capogruppo di opposizione, D’Aiutolo torna in campo con Noi Moderati alle elezioni regionali dopo oltre trent’anni di impegno pubblico. Una candidatura che nasce «dalla volontà di riportare credibilità, concretezza e senso del dovere nella politica campana» in un tempo in cui «la distanza tra cittadini e istituzioni è sempre più profonda».
D’Aiutolo, perché ha scelto di candidarsi con Noi Moderati?
«Ho scelto Noi Moderati perché rappresenta equilibrio, dialogo e capacità di ascolto. Oggi troppi cittadini si sentono lontani dalla politica: non si riconoscono più in chi li rappresenta e spesso scelgono di non votare come forma di protesta. Noi Moderati vuole essere una forza di cerniera tra istituzioni, cittadini e territorio, capace di ridare fiducia attraverso serietà e presenza reale, non solo a parole. È un progetto che guarda al futuro con pragmatismo e cultura politica autentica senza perdere il legame con i valori di chi ha sempre servito le comunità locali».
Lei vanta oltre trent’anni di esperienza amministrativa. Quali sono, secondo lei, le tre priorità su cui la Regione Campania deve intervenire subito?
«La prima è ricucire il rapporto tra istituzioni e cittadini. La politica non può essere solo slogan e selfie: bisogna vivere i territori, conoscerli, ascoltarli. La seconda è infrastrutture e sviluppo. Si parla tanto dell’aeroporto di Salerno come volano turistico ma la realtà è diversa. Senza collegamenti adeguati e una pianificazione «, restano solo annunci. Certo, lo scalo è operativo e in estate lo è stato, ma in questo periodo ci sono giorni interi in cui non atterra un solo aereo. È una questione di strategia, non di inaugurazioni. La terza riguarda agricoltura e aree interne».
Che cosa non funziona?
«Serve un piano regionale che sostenga le piccole e medie imprese agricole, spesso familiari, per ridare reddito e frenare lo spopolamento. L’economia rurale è una risorsa, non un residuo del passato: se abbandoniamo i nostri campi, abbandoniamo la nostra identità».
Parla spesso di “territori abbandonati”. Cosa intende concretamente?
«Intendo dire che c’è una Campania dimenticata, dal litorale sud di Salerno fino ai Picentini e agli Alburni. Abbiamo mare, cultura, borghi e tradizioni straordinarie eppure mancano infrastrutture, manutenzione e una visione d’insieme. Le strade franano, i collegamenti si interrompono ma si continua con foto e proclami. Io credo servano azioni, non apparenze. Bisogna avere il coraggio di dire la verità, anche quando qualcosa non si può fare subito purché ci si impegni davvero a costruire nel tempo. La politica deve tornare a essere un cantiere aperto, non una vetrina di bugie».
Da sindaco e oggi da consigliere di minoranza: cosa le ha insegnato questo doppio sguardo sull’amministrazione?
«Mi ha insegnato che chi governa deve avere il coraggio di decidere e la modestia di ascoltare. La forza di un amministratore si misura nella capacità di restare coerente, anche quando è più facile dire di sì a tutti. Io non sono servo dei poteri forti, ma delle persone perbene che vogliono crescere insieme. La buona politica è fatta di responsabilità quotidiana, di onestà intellettuale e di scelte chiare, anche scomode. Solo così si costruisce una classe dirigente credibile».
Nel suo linguaggio ricorre spesso la parola “credibilità”. Cosa significa per lei?
«Significa rispondere delle proprie azioni sempre, anche quando non si ricopre più un incarico. Chi fa politica deve sapere che la fiducia si conquista con l’esempio, non con le promesse. L’inautenticità e il trasformismo hanno generato disillusione e astensionismo, ma io credo che la politica possa ancora essere una scuola di servizio e di coerenza. La credibilità nasce dalla verità dei comportamenti: si può sbagliare, certo, però non si può fingere.»
Se dovesse riassumere in una frase la sua missione per la Campania?
«Avere coraggio. Il coraggio di credere in ciò che si fa, di scegliere, di assumersi responsabilità. Chi sceglie può anche sbagliare ma chi non sceglie sbaglia sempre. È il coraggio di una scelta che fa la differenza. In politica come nella vita».

