Campania, scontro sui sondaggi

L’aria che tira è elettrica. A meno di venti giorni dal voto per Palazzo Santa Lucia la battaglia dei sondaggi accende il confronto politico. Il centrodestra parla di «remuntada», il centrosinistra risponde ironicamente con una «crollada». L’ultimo sondaggio Ipsos Doxa per il Corriere della Sera, diffuso il 7 novembre, fotografa una distanza tutt’altro che colmata: Roberto Fico, candidato del campo largo, è dato al 53 per cento mentre il viceministro Edmondo Cirielli, alla guida della coalizione avversaria, al 42,5. Gli altri candidati restano sotto il 2 per cento. Un vantaggio di oltre dieci punti che -se confermato- consegnerebbe all’esponente dei Cinque Stelle e ai suoi alleati la guida della Regione Campania per i prossimi cinque anni. Diversa, invece, la lettura del sondaggio Dire-Tecnè diffuso appena ventiquattr’ore prima: il divario tra le due coalizioni era più ridotto – 6,5 punti a vantaggio del centrosinistra – e un Cirielli in forte rimonta rispetto a settembre. È su questa forbice che si gioca la sfida delle percezioni, trasformata subito in duello verbale. Antonio Iannone, senatore e commissario regionale di Fratelli d’Italia, parla di «entusiasmo crescente e di voglia di cambiamento. Cirielli in venti giorni ha recuperato oltre dodici punti su Fico» sottolinea il parlamentare salernitano. «È il segno che la Campania si prepara a scegliere la competenza contro l’incoerenza». Non tarda la replica del segretario socialista Enzo Maraio, a capo della lista Avanti Campania: «Altro che remuntada» dice ironico. «E’ in corso la crollada del centrodestra. I sondaggi spesso sbagliano ma in Campania il vantaggio di Fico è ampio e stabile. Roberto unisce e parla di cose concrete, non di slogan». Sul fronte dei partiti il quadro resta frammentato. Secondo Ipsos il Partito Democratico sarebbe la prima forza della regione con il 19,5 per cento, seguito da Fratelli d’Italia al 15, Forza Italia al 12,6 e Movimento Cinque Stelle al 10,1. Le liste minori oscillano tra il 2 e il 4 per cento. Il precedente rilevamento Dire-Tecnè, invece, assegnava a FdI e Pd percentuali quasi sovrapposte – tra il 18 e il 22 e tra il 17 e il 21 – con il Movimento più forte (12-16) e la Lega ancora debole (2,5-6,5). Numeri diversi con la medesima conclusione: la partita è ancora aperta. Almeno sulla carta… che per ora non canta.

Torna in alto