Quando il 15 maggio 1910 la Nazionale italiana scese in campo per la prima volta contro la Francia all’Arena Civica di Milano, nessuno avrebbe potuto immaginare che quella maglia bianca con lo scudetto sabaudo sul petto sarebbe diventata uno dei simboli più iconici dello sport mondiale. Eppure, quella non era ancora l’azzurro che oggi tutto il mondo riconosce.
La prima divisa ufficiale degli Azzurri era infatti completamente bianca, con i calzettoni neri: un omaggio ai colori della Casa Savoia, la famiglia reale italiana. Il riferimento monarchico era esplicito: sul petto campeggiava lo stemma sabaudo con la croce bianca su fondo rosso. Ma quella prima maglia durò pochissimo. Già nel 1911, in occasione dell’incontro contro l’Ungheria, la Nazionale italiana indossò per la prima volta il colore che l’avrebbe resa leggendaria nel mondo: l’azzurro.
La scelta dell’azzurro fu un tributo diretto alla Casa Savoia. Secondo la tradizione più accreditata, il colore venne adottato in onore dell’azzurro di Savoia, il colore che Emanuele Filiberto, duca di Savoia, aveva scelto nel XVI secolo come colore dinastico dopo aver liberato Torino. Alcuni storici sostengono che questa scelta cromatica risalga addirittura al manto della Madonna, venerato dalla famiglia reale. Quale che sia l’origine esatta, l’azzurro divenne immediatamente il colore identificativo della Nazionale, tanto che gli atleti italiani in ogni disciplina sportiva iniziarono a vestirlo con orgoglio.
Nei primi decenni del Novecento, la maglia azzurra era realizzata in pesante cotone, con un colletto rigido che oggi apparirebbe scomodo e poco funzionale. Il design era essenziale: azzurro pieno, con lo scudetto sabaudo cucito sul cuore. I pantaloncini erano bianchi, i calzettoni neri o azzurri a seconda delle partite. Non esistevano numeri sulla schiena né sponsor: la maglia era un simbolo puro, senza contaminazioni commerciali.
Gli anni Trenta videro la Nazionale conquistare due Mondiali consecutivi, nel 1934 e nel 1938, indossando proprio quella maglia azzurra che stava diventando sinonimo di vittoria. Durante il fascismo, il regime tentò di appropriarsi simbolicamente della maglia, aggiungendo elementi della propaganda, ma l’azzurro mantenne la sua identità legata alla tradizione sportiva più che politica. Il dopoguerra portò cambiamenti significativi. Con la caduta della monarchia e la nascita della Repubblica nel 1946, lo scudetto sabaudo fu sostituito dal nuovo stemma repubblicano: uno scudo tricolore con la scritta “Italia”. La maglia però rimase azzurra, confermando che ormaiquel colore trascendeva il riferimento monarchico per diventare parte integrante dell’identità nazionale sportiva.
Gli anni Cinquanta e Sessanta videro un’evoluzione tecnica: il cotone pesante lasciò gradualmente spazio a tessuti più leggeri e traspiranti. Il colletto si ammorbidì, diventando più comodo. Nel 1954 apparvero per la prima volta i numeri sulle maglie, una rivoluzione che rendeva più facile seguire i giocatori in campo. Il design rimase comunque sobrio ed elegante, con poche variazioni cromatiche.
Il post ‘68 vide una vera rivoluzione estetica. Le maglie iniziarono a essere prodotte da aziende sportive specializzate, prima tra tutte Adidas, che divenne fornitore ufficiale nel 1974. I tessuti sintetici sostituirono definitivamente il cotone, garantendo leggerezza e comfort. Il colletto a polo fece la sua comparsa, così come le prime strisce decorative sulle maniche. La maglia del Mondiale spagnolo del 1982, quello della vittoria azzurra, divenne un’icona: azzurro intenso, colletto a polo bianco con bordino tricolore, un design pulito ed elegante che ancora oggi è considerato uno dei più belli di sempre. Gli anni Ottanta e Novanta invece puntarono su di un’esplosione di creatività nel design. Le divise si fecero più elaborate, con pattern geometrici, sfumature di colore, dettagli decorativi sempre più evidenti. Nel 1986 apparve una maglia con motivi grafici azzurri di diverse tonalità. Nel 1990, in occasione del Mondiale di Italia ’90, la maglia presentava un design con elementi tricolori e grafiche moderne che riflettevano l’estetica dell’epoca.
Il nuovo millennio ha portato ulteriori innovazioni tecnologiche. I tessuti sono diventati sempre più performanti, con proprietà traspiranti, termoregolatrici e aerodinamiche. Le maglie “strette” hanno sostituito quelle più larghe degli anni passati, aderendo al corpo come una seconda pelle. Sono comparsi sponsor tecnici diversi: dopo decenni con Adidas, nel 2003 è arrivata Puma, che ha portato un design più aggressivo e moderno. La maglia azzurra ha vissuto anche momenti controversi. Nel 2004, per le celebrazioni del centenario della FIGC, fu presentata una divisa bianca come seconda maglia, un richiamo alla primissima divisa del 1910. La scelta suscitò polemiche: molti tifosi la considerarono un tradimento dell’identità azzurra. Altre seconde maglie hanno sperimentato con colori alternativi – verde, rosso, nero – ma l’azzurro è sempre rimasto il colore primario, quello dell’identità.
Il trionfo europeo del 2021 è stato celebrato con una maglia che univa tradizione e modernità: azzurro intenso “Rinascimento”, un omaggio all’arte italiana, con dettagli ispirati all’architettura classica. Quella maglia, indossata durante la finale di Wembley contro l’Inghilterra, è entrata di diritto nella storia, simbolo di una generazione capace di riportare l’Italia sul tetto d’Europa.

