Il sistema dei Campi Flegrei sta mutando sotto il profilo sismico, mutamento che – inevitabilmente – comporta la necessità di adeguare le misure di monitoraggio e prevenzione. Ad evidenziare questa evoluzione è lo studio studio pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment, frutto della collaborazione tra l’Università Roma Tre e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Cambiamento fondamentale è il passaggio dei terremoti – sciame sismico che si sta verificando nel comprensorio dei Campi Flegrei dal 2024 – da una microsismicità diffusa in tutta la caldera a una distribuzione concentrata in un’area precisa della crosta. Un processo che sismologi e geologi interpretano come indice della formazione di una nuova faglia sismica o, in subordine, alla riattivazione di una vecchia faglia.
«Il fenomeno osservato – spiega Guido Giordano, professore all’Università Roma Tre e coordinatore della ricerca – è fondamentale per spiegare la localizzazione e i meccanismi dei terremoti e suggerisce che il comportamento della crosta sia cambiato nel tempo. Questo può avere implicazioni rilevanti non solo per il potenziamento del monitoraggio, ma anche per la definizione della massima magnitudo attesa».
I dati raccolti ed esaminati in questo studio confermano un cambiamento già rilevato in precedenza, alcune ricerche indipendenti – in particolare – avevano già messo in evidenza un mutamento nella relazione tra frequenza della sismicità e intensità del sollevamento del suolo.
«La nostra indagine – sottolinea Francesca Bianco, dirigente di ricerca dell’Ingv e co-autrice dello studio – ha beneficiato di un’enorme quantità di dati sperimentali di alta qualità, analizzati con metodologie innovative. Anche in questo caso il connubio tra monitoraggio e ricerca scientifica si è rivelato essenziale per acquisire nuove conoscenze sui processi in corso ai Campi Flegrei».
Sul fronte della gestione di un’eventuale emergenza vulcanica nel comprensorio, da segnalare l’esercitazione nazionale sul rischio vulcanico “Campi Flegrei 2025”, organizzata dal Dipartimento della Protezione Civile e dalla Regione Campania, in collaborazione con i Comuni della zona rossa.
Le attività prenderanno il via il prossimo 5 novembre, con l’attivazione dei centri di coordinamento a livello e – a livello virtuale – del centro nazionale. Il momento culminante dell’esercitazione è previsto per il giorno seguente, quando saranno effettuate delle prove sul campo consistenti nell’allontanamento assistito da tre aree di attesa della città di Napoli, unitamente all’attivazione dell’area di incontro del Porto di Napoli-Stazione Marittima.
Protagonisti dell’esercitazione docenti e studenti dell’Istituto Statale “Bernini – De Sanctis”, chiamati a simulare l’allontanamento dall’istituto e il successivo raggiungimento dell’area d’incontro, secondo quanto previsto dal Piano nazionale di protezione civile per il rischio vulcanico.

