A Napoli i morti non fanno paura, al via “Uànema festa degli altri vivi”

“Dolcetto o scherzetto” addio. Basta “americanate” e feste di Halloween d’importazione, a Napoli va in scena “Uànema, la festa degli altri vivi”, non una rassegna di eventi, ma «un vero “dispositivo civico” che riapre la città alla sua memoria profonda, trasformando il confine tra vita e morte in uno spazio abitabile, ironico e dissacrante». Fino al 2 novembre nella città partenopea si spalancano ipogei e “terre sante” e si intrecciano concerti, letture, performance teatrali e proiezioni notturne: un Halloween napoletano, liberatorio e grottesco, radicato nei culti e nei racconti popolari delle “anime pezzentelle” e delle “capuzzelle”, così come nelle antiche pratiche di sepoltura greche e romane. Una singolare rassegna, promossa e finanziata dal comune di Napoli, che vuole riportare alla luce la grande necropoli che attraversa la città e ricordare – attraverso narrazioni, sogni, promesse, intercessioni, scherzi dei morti ai vivi ed equivoci tra mondi – che a Napoli i morti non fanno paura, perché “soccorrono la città più di quanto la infestino”. «Da questa visione nasce un festival, spiegano gli organizzatori, che privilegia luoghi e forme espressive capaci di abitare la soglia dell’invisibile». Trenta appuntamenti gratuiti tra spettacoli e visite guidate in quindici siti straordinariamente aperti: basiliche, catacombe e ipogei. Una rassegna ispirata a una “pedagogia laica del confine”, insegna a guardare – e a ridere – dove di solito si distoglie lo sguardo, che restituisce Napoli alla sua vocazione di “città-soglia”, capace di far parlare i morti senza renderli né mostri né fantasmi, né santi né diavoli, né ombre dimenticate né monumenti, nella «consapevolezza che, riflessi nel loro sgomento di fronte alla vita, gli “altri vivi” siamo noi». Questa sera la rassegna, iniziata ieri, continua nella chiesa di Santa Luciella ai Librai (ore 19 e 20) con il reading: “Dialoghi dei morti” di Luciano di Samosata, con Imma Villa e Cecilia Lupoli che daranno voce, al termine della visita alla terra santa dell’ipogeo della chiesa, ad alcuni dei personaggi più illustri del mondo antico. Nella Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, a Secondigliano, invece, fra fantasmi, spiritelli ed anime purganti, va in scena lo spettacolo ‘O staje tiranno ‘e piede!! Ovvero Attilio, anema d’o’ Priatorio la morte nella lingua napoletana, di e con Amedeo Colella, con la partecipazione dell’attore Umberto Tommaselli. Ancora domani nel complesso monumentale del Purgatorio ad Arco, Giordano Agrusta presenta un dialogo sul rovesciamento comico e rituale della morte nella tradizione medievale dal titolo “Le grosse risate si fanno all’inferno – Il carnevale dei morti nel Medioevo”, con introduzione di Vittorio Celotto. A seguire, fino al 2, una serie di spettacoli e performnces decisamente da non perdere.

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