Un processo lento, ma al momento inarrestabile, che rischia di modificare sensibilmente il profilo delle coste italiane e, già oggi, mette a rischio oltre 800mila persone: l’innalzamento del livello del mare è un fenomeno spesso sottovalutato, ma che rischia di avere effetti molto pesanti per un Paese fragile sotto il profilo idrogeologico come l’Italia. Ed in questo scenario tra le aree maggiormente a rischio v’è un’ampia parte del litorale campano.
A mettere in evidenza evoluzione e pericoli legati a questo fenomeno è rileva il XVII Rapporto “Paesaggi sommersi” della Società Geografica Italiana, documento ricco di dati e proiezioni utile non solo a fotografare la realtà attuale, ma anche e soprattutto a disegnare una linea di tendenza. Andamento, in verità, ben poco confortante: entro i prossimi 25 anni la spiagge italiane rischiano di ridursi del 20%, entro il 2100 addirittura il 45% degli arenili potrebbe finire sotto il livello del mare. Insieme alle spiagge, però, rischia di scomparire una buona fetta di territorio costiero del Belpaese: due gli scenari previsti – sempre di qui al 2100 – il primo definito “più probabile”, l’altro “peggiore”. Nel primo caso l’area a rischio inondazione è pari al 4,7% del territorio nazionale, nel secondo questa percentuale sale al 5,15%.
Ma quali sono le aree a maggior rischio in entrambi gli scenari? Il report individua come area fortemente critica quella dell’Alto Adriatico dove nelle tre regioni coinvolte – Veneto, Fiuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna – si prevede un arretramento della linea di costa fino ai Colli Euganei e, nel caso peggiore, fino a Ferrara. Proseguendo verso sud criticità, seppur non della rilevanza appena vista, si incontrano nel Golfo di Manfredonia.
Sul versante tirrenico, invece, a dover fare i conti con l’innalezamento del livello del mare e possibili rischi di allagamento sono prevalentemente Toscana, Lazio e Campania. In quest’ultima regione è l’area del Golfo di Gaeta quella in cui il fenomeno dovrebbe avere il maggiore impatto (come evidenziato dall’immagine allegata, tratta dal rapporto della Società Geografica, nda). Questo dato è accentuato dal fatto che la Campania è la terza regione italiana per popolazione residente nella fascia compresa entro i 300 metri dalla battigia, circa 215mila persone.
In questo contesto una posizione particolare – e non rassicurante – occupa la città di Salerno, unico – tra i comuni che hanno la maggior parte della popolazione che vive entro 150 metri dalla costa – a veder crescere del 2% la popolazione residente.
È dall’incrocio di questi dati con la previsione del livello di innalzamento del mare – stimato in 1.30 metri – che emerge l’aspetto più preoccupante, ovvero l’area potenzialmente a rischio allagamento e la popolazione coinvolta
In Campania è a rischio il 20% del territorio entro i 300 metri dalla costa, con oltre 20mila residenti.
È di tutta evidenza, inoltre, come il fenomeno della cementificazione delle aree costiere. così come del dilagare dell’abusivismo edilizio, abbia sensibilmente contribuito a rendere più gravi gli effetti del cambiamento climatico in atto e, in particolare, dell’innalzamento del livello del mare.

