Il silenzio del sax, addio a James Senese

«Io sono figlio di un soldato americano nero e di una donna napoletana. Non sapevo chi fossi, poi ho capito: sono entrambi. Sono il suono di due mondi. Mi chiamavano “’o nir”, e pensavano fosse un insulto. Io l’ho trasformato in orgoglio, in ritmo, in vita, essere nero, per me, è portare dentro una storia di dolore e di luce. Io sono un nero napoletano. E questo non è un problema: è la mia verità. È sapere che la pelle parla, anche quando stai zitto. Io sono un napoletano nero. Sono figlio del sangue e del mare». Ci lascia il suo sound nero e inconfondibile, James Senese, morto ieri, all’età di 80 anni, nell’ospedale Cardarelli di Napoli, dove era ricoverato da un mese per una grave infezione polmonare. Oggi i funerali nel suo quartiere, nella parrocchia di Miano (ore 12), alla periferia di Napoli. «Napoli ha perso il Vesuvio: è un simbolo forte, ma la città ha perso un figlio importante, che ha dato tanto alla musica, alla cultura e al popolo napoletano» dice Enzo Avitabile, l’amico fraterno, cresciuto con Senese tra le stesse strade e gli stessi sogni di Napoli. È stato proprio Avitabile a dare la notizia, pubblicando sui social immagini delle tante esibizioni condivise negli anni e ringraziando l’amico e l’artista: «grazie per il tuo talento, la dedizione, la passione, la ricerca. Sei stato un esempio di musica e di vita. Un amico per fratello, un fratello per amico. Per sempre». Per anni la loro musica ha parlato spesso la stessa lingua — quella dell’anima, del riscatto e delle radici. Si erano incontrati negli anni ’70, quando entrambi cercavano nuove forme di espressione tra jazz, funk e tradizione partenopea. Da allora hanno condiviso palchi, sessioni e visioni, contribuendo a definire il suono urbano e spirituale della città partenopea. Per Tullio De Piscopo, anche lui “nero a metà”, che ha

fatto parte del “supergruppo” con Pino Daniele, la sua scomparsa «segna la fine di un’epoca irripetibile della musica napoletana e internazionale. Napoli piange un gigante, un fratello, un artista che con il suo sax ha dato voce al cuore e alla rabbia della nostra città». Nato a Napoli il 6 gennaio 1945 da madre italiana e padre afroamericano, Senese inizia nel 1961 fondando il gruppo “Gigi e i suoi Aster” insieme all’amico Mario Musella. Pochi anni dopo, i due danno vita con Vito Russo alla band Vito Russo e i 4 Conny, incidendo per l’etichetta King di Aurelio Fierro. Nel 1965 nasce il progetto Showmen, che porta in Italia le sonorità soul e rhythm & blues. Il gruppo conquista il successo con il brano “Un’ora sola ti vorrei”, vincendo il Cantagiro 1968. Dopo lo scioglimento della band, Senese e il batterista Franco Del Prete danno vita nel 1972 agli Showmen 2. Nel 1974 arriva la svolta con la nascita dei Napoli Centrale. Tra i membri della band anche un giovane Pino Daniele, con il quale Senese formerà poi il supergruppo che segnerà un’epoca, insiema a Tullio De Piscopo, Rino Zurzolo, Joe Amoruso ed Ernesto Vitolo. Nel 1983, lo scioglimento che  segna l’inizio della carriera solista di Senese. Indimenticabili i suoi successi  “Hey James”, dedicato al padre americano, e “Zitte! Sta arrivanne ‘o mammone”. Nel 2011 riceve il Premio Armando Gill alla carriera. L’anno successivo pubblica “È fernuto ‘o tiempo”. Negli anni ‘90 i Napoli Centrale tornano attivi con una nuova formazione e nel 2016 pubblicano l’album “‘O Sanghe”, scritto insieme a Del Prete in dialetto. Nel 2018 celebra i 50 anni di carriera con un doppio live registrato a Sorrento e rielabora i suoi brani in chiave vocale con il gruppo Soul Six. Nel 2021 il suo ultimo album, il ventunesimo: “James is back”.  

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