NAPOLI- Il progetto del Faro diventa il simbolo – politico prima ancora che urbanistico- di una fase nuova nei rapporti tra Roberto Fico e Vincenzo De Luca. «Ci sono pezzi di questa opera che possono funzionare, ad esempio il parco pubblico progettato in corso Arnaldo lucci» ha osservato il candidato presidente del centrosinistra rispondendo a una domanda sulla nuova sede della Regione Campania firmata dallo studio Zaha Hadid. Una frase breve e calibrata ma sufficiente a segnare un cambio di tono. E, forse, di rapporti. Fino a poche settimane fa, proprio quel progetto da 700 milioni di euro -destinato a ridisegnare l’area di piazza Garibaldi con parchi, spazi pubblici e collegamenti con il Centro direzionale- rappresentava uno dei punti di frizione più evidenti tra l’ex presidente della Camera e il governatore in carica. I Cinque Stelle, e lo stesso Fico, avevano espresso più di una perplessità sull’impatto ambientale e sulla logica “monumentale” dell’intervento. Oggi, invece, arriva un’apertura: «I progetti di rigenerazione urbana sono molto importanti, ma non dobbiamo stabilire tutto in questo momento perché parliamo di investimenti molto grandi» ha aggiunto il capitano del campo largo campano rifugiandosi nel suo consueto registro ecumenico. Parole che suonano come un segnale di fumo a Palazzo Santa Lucia – direzione Vincenzo De Luca – dopo che già sul fronte delle liste pulite la posizione del candidato si era fatta più morbida. Secondo alcuni anche troppo. Segnali che raccontano, in filigrana, la consapevolezza del momento. Perché la ripresa del centrodestra di Edmondo Cirielli, sondaggi alla mano, sta incidendo: il vantaggio del centrosinistra si è assottigliato, e la sfida entra ora nella fase più delicata. A poco meno di un mese dal voto, Fico sa di non potersi permettere una rottura reale e definitiva con De Luca, che nel 2020 vinse con oltre il 70 per cento dei voti confermandosi per altri cinque anni alla guida della Regione. Il loro rapporto, almeno all’inizio, era stato tutt’altro che lineare: freddo, a tratti spigoloso, segnato dalle stoccate del governatore che non aveva nascosto la propria distanza dal candidato imposto da Roma. Poi, con il passare delle settimane, la tensione si è stemperata. Prima sul terreno etico, poi su quello programmatico, fino ad arrivare a questa apertura simbolica sul Faro. Un gesto di distensione, certo. Ma anche di necessità per il candidato presidente del centrosinistra che finora non ha scaldato i cuori né imposto la propria narrazione. Fico sente sulle spalle il peso di una sfida doppia: vincere in Campania e, insieme, tenere in vita l’idea del campo largo concepita dalla segretaria dem Elly Schlein e Giuseppe Conte, leader dei Cinque Stelle, il suo Movimento. Per questo, più che mai, ha bisogno del governatore. O, forse, del suo consenso silenzioso. Soprattutto nelle urne.

