Indagati è sempre meglio che condannati. Si potrebbe riassumere così la “filosofia fichiana” del suo «codice etico», di cui il candidato governatore del campo largo ha sciolto la riserva sabato scorso proprio come fa un giudice prima di emettere una decisione. «Dove c’è un avviso di garanzia – ha detto – ha prevalso il diritto della persona a potersi candidare. E poi vedremo in che modo farà il suo corso la magistratura».
Robero Fico dovrà quindi tenere gli occhi puntati su Avellino, dove, a metà dello scorso ottobre, la procura ha messo sotto inchiesta il consigliere regionale uscente Enzo Alaia, pronto a correre di nuovo con Casa Riformista, il partito nato sull’asse Renzi-Manfredi. Alaia è accusato di corruzione per aver incontrato una candidata al concorso per veterinari indetto dall’Asl di Salerno allo scopo di favorirne la sua partecipazione alla procedura concorsuale. Secondo la procura, durante l’incontro, Aiala sarebbe stato omaggiato di due chili di mozzarelle.
L’ex presidente della Camera dovrà prestare attenzione anche a ciò che succede a Cercola, dove a luglio 2022 la procura di Napoli notificò vari avvisi di garanzia per un presunta compravendita di voti avvenuta durante le ultime elezioni regionali. Tra gli indagati c’era anche Carmine Mocerino (foto), il cui nome finì nelle carte di inchiesta insieme a quelli di personaggi ritenuti dalla Dda legati ad ambienti criminali. Due anni prima, Mocerino riuscì comunque ad essere eletto e nominato capogruppo della formazione “De Luca presidente”. È a processo da dicembre del 2022, ma corre di nuovo nella lista “A Testa Alta” di diretta propagazione del presidente uscente. Forse a Fico sarà sfuggito che il rinvio a giudizio è quella fase del processo in cui una persona passa da indagato ad imputato. Codice etico infranto.
Peccato per l’accordo fatto con Clemente Mastella. Glielo dicevano i suoi di non stringere patti con il sindaco di Benevento. Non perché sia indagato o sotto processo, ma solo per mantenere fede al suo passato da “grillino”
quando scontrarsi con l’ex guardasigilli era quasi all’ordine del giorno. E, infatti, nella lista “Noi di Centro Noi Sud” ecco comparire come capolista a Caserta Marcello De Rosa: ex sindaco di Casapesenna, condannato ad prile di due anni fa dal Tribunale di Napoli Nord per falso in atto pubblico. Per i giudici, l’ex primo cittadino ha ordinato nel 2015 ad un dipendente comunale di protocollare la lettera con le dimissioni di un consigliere comunale, che quest’ultimo non aveva né scritto né firmato. Codice etico in frantumi. Eppure Fico dice che quel che doveva fare lo ha fatto bene.

