De Luca A Testa Alta in Campania. E in Tv…

La regia è sempre la stessa. Il tono, pure. Cambia solo un particolare nell’inquadratura. E non per caso. Nel suo tradizionale appuntamento del venerdì, Vincenzo De Luca torna a fare quello che sa fare meglio: prendere la scena. Stavolta con un dettaglio che non passa inosservato. In diretta televisiva – a mo’ di sottopancia – campeggiava il logo della lista A Testa Alta, la civica deluchiana pronta a correre alle regionali, con una novità evidente: nel riquadro che lo conteneva, in giallo, la scritta “con De Luca”. Un gesto tutt’altro che casuale. Un modo per ribadire che, nome o meno, la lista resta la sua. «La lista A Testa Alta» ha detto il governatore «la offriamo a chi intende difendere il lavoro fatto in questi anni. È un voto di rispetto anche per chi vi parla». Parole scandite con la calma finta di chi, dietro, sa esattamente cosa sta dicendo: questa lista sono io. E la civica a lui collegata è una lista di peso. Alle elezioni regionali del 2020, quando vinse con un consenso plebiscitario di quasi il 70 per cento, le sue due civiche – De Luca Presidente e Campania Libera – raccolsero complessivamente oltre 400mila preferenze. Da sola, De Luca Presidente prese ottantamila voti in più del Movimento 5 Stelle, che allora corse in solitaria con Valeria Ciarambino candidata governatrice.
«Siamo in campagna elettorale e, purtroppo» ha sottolineato sarcastico l’ex sindaco di Salerno «si sentono bugie ignobili e si vedono volti improbabili sui manifesti. È una campagna elettorale triste ma… questo passa il convento». Battuta amara, calibrata, con la solita ironia da palcoscenico. In un’ora di diretta De Luca ha costruito una doppia narrazione: attacco al governo nazionale e auto-racconto di leadership. Soprattutto sul terreno più caldo, quello della sanità. «Si stavano preparando a una campagna di falsificazione. Peccato che si sono coperti di ridicolo» ha annotato severo. «Secondo l’ultima manovra, parliamo di 7 miliardi in più a livello nazionale. Di questi 2,7 all’anno, che serviranno solo per coprire aumenti contrattuali ed energia. Nessun vero incremento. È ridicolo pensare di rilanciare il sistema sanitario pubblico con queste cifre». E ancora: «In Campania servirebbero 12mila medici e 18mila infermieri per arrivare alla media nazionale. Invece si stanziano briciole: 6mila infermieri e mille medici per tutta l’Italia. Pensiamo ai pronto soccorso: è previsto un aumento di 80 euro netti al mese per il personale. Così faticheremo sempre di più a tenerli aperti». Poi la stoccata alla premier Meloni e al centrodestra di governo: «Apprezzabile che si mantengano i conti in ordine ma non è condivisibile la scelta di merito sull’utilizzo dei 18 miliardi della manovra nazionale». E la rivendicazione, relativa a quanto fatto in questi dieci anni a Palazzo Santa Lucia: «Abbiamo lavorato per ridurre le liste d’attesa e per aprire 172 case e ospedali di comunità, rispettando i tempi del Pnrr. Al Parco Verde di Caivano abbiamo già inaugurato le prime strutture». Nel finale De Luca si lancia nell’ennesima sortita sulla vicenda del Teatro San Carlo: «Mai viste simili scorrettezze istituzionali. Chi ha fatto finta di difendere Napoli ne ha calpestato la dignità» ha tuonato il governatore. «La Regione versa 7,5 milioni l’anno. Il triplo di quanto la Lombardia dà alla Scala».

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