Dopo la Toscana, la Campania: anche nella contesa elettorale per il post De Luca accanto ai contendenti di centrodestra e centrosinistra ci sarà una lista di sinistra portatrice di una proposta alternativa ai due poli principali, Campania Popolare. Candidato presidente Giuliano Granato. È lui ad illustrare progetto politico e proposte.
«Campania Popolare è un progetto per la nostra regione che nasce mettendo insieme tre partiti (Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Pci, nda), associazioni, movimenti e singoli. Tutti accomunati da un elemento: sottrarsi alla logica dello scontro di potere tra destra e centrosinistra per proporre un’alternativa ad un potere che, in realtà, è trasversale ai due schieramenti maggiori. Ecco, Campania Popolare cerca di smantellare questo sistema di potere che con Cirielli o con Fico continuerà invece a gestire la nostra regione».
Il precedente della Toscana, dove una lista come la vostra ha sfiorato l’ingresso in consiglio regionale, è incoraggiante.
«Lì abbiamo presentato un ricorso, la battaglia non è finita: siamo ottimisti, c’è un precedente in Veneto che avvalora la nostra tesi, credo avremo una rappresentanza. È evidente che il progetto, in Toscana come in Campania, è lo stesso, le principali forze che compongono la lista anche e, soprattutto, uguale è il ragionamento alla base di tutto».
La vostra iniziativa arriva in un momento di grande mobilitazione nel Paese.
«Sì, per fortuna godiamo del riflesso positivo della grande mobilitazione per la Palestina, ma non solo. Questa battaglia si è innervata in un tessuto più ampio, c’è necessità di costruire progetti di grande respiro, più ampi anche rispetto al centrosinistra che, su territori come la Campania, non è esente da responsabilità, avendo governato per dieci anni».
Quali sono le priorità d’intervento per la Campania?
«Se dovessimo ricorrere allo spot che utilizzano tutti, dovrei dire: lavoro, sanità e trasporti».
E se vogliamo entrare nel vivo di questi temi?
«Sicuramente dobbiamo parlare di salario minimo di 10 euro l’ora per gli appalti regionali, a fronte di stipendi che spesso oggi non arrivano a 7 euro l’ora.
Poi c’è il grande tema della sanità territoriale. l’unica risposta concreta per i cittadini. Al presidente De Luca piace snocciolare record, ma tace su quelli negativi: la nostra regione detiene il primato dell’emigrazione sanitaria. Invece che costruire dieci mega ospedali la nostra proposta è di investire sulla prevenzione e sulla rete territoriale: strutture più piccole, ma a contatto con le persone.
C’è poi il tema trasporti: basti dire che abbiamo una linea ferroviaria bellissima, la Circumvesuviana, che nella realtà quotidiana è un inferno. Eppure trasporti efficienti sono fondamentali per contrastare lo spopolamento».
Quello delle aree interne è problema drammatico ed irrisolto.
«Il governo Meloni ha messo nero su bianco che ci sono aree che devono andare verso una lenta estinzione, ma anche dalla Regione non sono arrivate risposte. Ancora c’è chi parla di case ad un euro e cose simili: se non ci sono servizi e trasporti efficienti non bastano lo smart working o proposte spot».
Campania Popolare è l’inizio di un percorso a sinistra del campo largo?
«Coma fa, in Campania, il centrosinistra ad essere troppo di sinistra se ha al suo interno i Mastella ed i Cesaro? Queste regionali sono anche l’esperimento per costruire un blocco sociale e politico fuori dal centrosinistra, anche in vista delle politiche del 2027. Oggi l’alternativa al governo Meloni non può essere un centrosinistra che si presenta semplicemente come “meno peggio”».

