Consumo del suolo, Campania fra le regioni più compromesse

Consumo del suolo, la Campania fra le tre regioni più compromesse. Tra nuove urbanizzazioni, capannoni industriali e grandi interventi di edilizia residenziale, la regione si conferma, insieme alla Lombardia e al Veneto, tra le regioni dove si registra un più alto indice di consumo del suolo.
Lo rileva l’Ispra nel rapporto 2025 su “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, fotografano l’inarrestabile avanzamento del cemento, richiamando l’urgenza di politiche di pianificazione più sostenibili e di un uso più consapevole del territorio. Una trasformazione che corre più veloce della sostenibilità, complice la pressione edilizia, la densità abitativa e la frammentazione del territorio, il paesaggio regionale si sta modificando, con effetti significativi sull’ambiente, sulla sicurezza idrogeologica e sulla qualità della vita. Tuttavia, rileva l’Ispra, la relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione conferma che «il legame tra la demografia e i processi di urbanizzazione e di infrastrutturazione non è diretto» e che «si assiste a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi di decrescita, della popolazione residente». Una fotografia quella scattata dall’indagine di un inarrestabile avanzamento del cemento, che richiama l’urgenza di politiche di pianificazione più sostenibili e di un uso più consapevole del territorio.
Nel 2024 in Italia sono stati coperti da nuove superfici artificiali quasi 84 chilometri quadrati, con un incremento del 16% rispetto all’anno precedente. Con oltre 78 chilometri quadrati di consumo di suolo netto si tratta del valore più alto dell’ultimo decennio. Ogni ora si perde una porzione di suolo pari a circa 10mila metri quadrati. Lo scorso anno, si legge nel rapporto, in 15 regioni italiane il suolo risulta ormai consumato più del 5% di territorio, con massimi in Lombardia (12,22%), Veneto (11,86%) e Campania (10,61%). Fra le pagine e le tabelle dell’indagine, si evidenzia che La Campania è tra le regioni con le maggiori perdite di suolo nel 2024, con 799 ettari di nuove aree artificiali (10,61%). Consumo di suolo nel 2024 è pari a 495 ettari, di cui 454 di suolo netto, ed è particolarmente evidente lungo la costa e nelle principali aree metropolitane della regione. Per quel che riguarda il ripristino, ossia riportare le aree artificializzate a uno stato naturale o seminaturale, per recuperare i servizi ecosistemici persi, nel 2024 sul territorio regionale sono stati ripristinati 42 ettari/anno. Mentre il totale degli ettari, esclusi gli impianti fotovoltaici a terra nel 2024 e di 461. In Basilicata, invece, il consumo di suolo nel 2024 è stato di 113 ettari, con un consumo netto di 108 ettari. La percentuale di suolo consumato rispetto al territorio regionale è pari al 3,21%. Durante l’anno sono stati ripristinati 5 ettari di suolo. Escludendo gli impianti fotovoltaici a terra, il consumo di suolo è stato di 74 ettari. A livello nazionale perfino nelle aree Natura 2000 le nuove superfici artificiali ammontano a 192,6 ettari (+14% rispetto allo scorso anno). Mentre il consumo di suolo dovuto ai nuovi pannelli fotovoltaici risulta quadruplicato.
In Italia il maggiore consumo di suolo annuale si osserva in Emilia-Romagna, con i valori più alti sia per le perdite che per gli interventi di recupero, in Lombardia (834 ettari), Puglia (818 ettari), Sicilia (799 ettari) e Lazio (785 ettari).

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