«La Basilicata si trova ad affrontare una crisi idrica di portata eccezionale, non più un’emergenza isolata, ma l’evidenza di un cambiamento climatico profondo che sta ridefinendo gli equilibri ambientali, economici e sociali a livello globale». Così il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi durante la seduta di Consiglio regionale di ieri con al centro il perdurare della crisi idrica lucana che ha portato l’ente a chiedere, già a fine settembre, lo stato di emergenza nazionale e la nomina di un Commissario delegato. Una misura straordinaria, che, ricorda il governatore ai consiglieri, ha portato nel 2024 «al ripristino dell’erogazione idropotabile a 140mila lucani in soli 40 giorni». Durante la seduta il presidente illustra la situazione critica in cui versano soprattutto i 44 comuni degli schemi idrici Basento-Agri-Camastra, Vulture-Melfese e Collina Materana, dove il livello di severità idrica è di livello “elevato” e una criticità media nel resto del territorio. Annuncia poi di voler chiedere la revisione dell’Accordo di Programma del 2016 con la Puglia (l’acqua lucana alimenta sistemi potabili agricoli di Puglia, Calabria settentrionale e dell’Ilva). «La Basilicata – annuncia – che fornisce acqua a oltre due milioni di cittadini tra Lucania e Puglia, chiede la revisione dell’Accordo di Programma del 2016 con la Puglia, per adeguarlo alle mutate capacità di invasamento dei bacini e alle nuove esigenze climatiche, puntando a regole eque che riconoscano il valore della risorsa e i costi di gestione».
La diga di Monte Cotugno, il più grande invaso artificiale d’Europa in terra battuta, che attualmente 40,8 milioni di metri cubi – a fronte di una capacità autorizzata di 280 milioni – è vicinissima alla soglia di riserva di 40 milioni di metri cubi, al di sotto della quale non sarebbe garantito l’uso potabile. Un limite questo che, spiega il presidente, mette a serio rischio l’uso agricolo nel Metapontino, in quanto «la legge stabilisce la priorità assoluta del consumo umano rispetto agli altri usi». Una crisi che è una “sfida di civiltà” per Bardi. «La strategia regionale – spiega – si fonda su tre pilastri: interconnessione tra gli schemi idrici, riduzione strutturale delle perdite tramite digitalizzazione e autonomia energetica del sistema idrico». Con il governatore che alla fine esorta tutti, istituzioni e cittadini, ad «assumere comportamenti responsabili, perché l’acqua non è un diritto scontato, ma un bene comune fragile e prezioso». «La Basilicata – conclude – chiede e merita riconoscimento, equità e rispetto per il ruolo che svolge al centro degli equilibri del Mezzogiorno». Gli afflussi autunno-invernali 2023-2024 sono stati di soli 21 milioni di metri cubi, l’80% in meno rispetto alla media storica di 110 milioni annui, segnando una rottura nella serie storica dal 1986. L’impatto penalizza la capacità di accumulo dei bacini, estendendo la crisi a zone storicamente stabili, come la Val d’Agri e lo schema del Frida. Le sorgenti lucane, che un tempo coprivano circa il 60% del fabbisogno idropotabile, oggi ne garantiscono appena il 30%. Lo schema del Frida è passato da quasi 600 litri al secondo a poco più di 300. In sofferenza anche il Pertusillo con 28,3 milioni di metri cubi al 20 ottobre. Le previsioni indicano che a dicembre Monte Cotugno potrebbe scendere a 32 milioni, un «livello mai raggiunto». Sulle ripercussioni negative per l’agricoltura dle Metapontino si è soffermato l’assessore all’Agricoltura, Carmine Cicala: «questa crisi ha un impatto diretto sull’economia qreale, mettendo a rischio il comparto fragole del Metapontino che vale oltre 100 milioni di euro l’anno e conta più di 10 mila addetti tra fissi e stagionali.
La mancanza di acqua comprometterebbe l’intera campagna autunno-vernina. Cicala ha assicurato che la Regione “non è stata ferma”, agendo con interventi immediati e strutturali, ma non sufficienti rispetto alla portata straordinaria dell’emergenza.

