SALERNO – La quiete, a Palazzo di Città, è durata poco. L’appuntamento elettorale per la Regione Campania agita le acque – soprattutto al centro – rompendo equilibri e costruendone di nuovi, a patto però che si proceda nel rispetto degli alleati. Tradotto in termini politici: rimpasto in Giunta. Il casus belli ha il nome di Gaetana Falcone, assessore alla Pubblica Istruzione, eletta nel 2021 con i Popolari e Moderati (937 voti, la più votata della lista) e oggi candidata alle prossime elezioni per Palazzo Santa Lucia con il Partito democratico. Una mossa che ha fatto saltare gli argini della maggioranza e che, di fatto, apre un caso politico dentro la squadra di governo di Vincenzo Napoli. A rompere il silenzio è Aniello Salzano, coordinatore dei Popolari e Moderati. In una lunga nota ufficiale ha chiesto alla Falcone di «avvertire il dovere di dimettersi dalla carica ricoperta all’interno della giunta municipale». Aggiungendo – a sostegno – che fu indicata «dal partito nella cui lista era stata eletta». Poi l’affondo: «Le sono mancati perfino il garbo e la sensibilità di comunicare la sua decisione ai colleghi di partito. Saranno gli elettori a giudicare questo improvviso cambio di casacca e il tradimento di chi le aveva concesso voto e fiducia». E ancora: «La coerenza, l’etica e l’onestà dei comportamenti dovrebbero venire prima della conservazione di una comoda poltrona. Ma la coerenza – come il coraggio – se non ce l’hai, non puoi dartela». Il dirigente di Noi Moderati ieri mattina ha incontrato il sindaco Napoli. Sul tavolo la questione politica e di rappresentanza: «Non ci interessa discutere delle ragioni della sua improvvisa folgorazione, non sulla via di Damasco ma su quella di Santa Lucia. Ci interessa invece la situazione politica che ora si è determinata» ha detto Salzano. «Con questa scelta nell’attuale esecutivo verrebbe a mancare la presenza di Noi Moderati, uno dei soggetti che contribuì alla vittoria del centrosinistra alle ultime elezioni comunali». Un messaggio chiaro, accompagnato da un avvertimento: «Se non adeguatamente affrontata, questa vicenda può innescare dinamiche imprevedibili». Tradotto: nessun vincolo di maggioranza, con Popolari e Moderati pronti a sfilarsi. Il sindaco, secondo fonti interne, avrebbe preso tempo. La candidatura della Falcone – maturata in modo repentino e collegata a quella di Corrado Matera, dopo il ritiro improvviso di Paola De Roberto dalla lista Pd – avrebbe colto di sorpresa anche lui. In caso di dimissioni dell’assessore si aprirebbe la partita del rimpasto. Due le opzioni: ingresso in Giunta del consigliere Giovanni Zitarosa (oltre 700 voti, il più votato dopo la Falcone). O della dirigente scolastica Anna Figliolia, terza più votata e profilo coerente con la delega alla Pubblica Istruzione. In quest’ultimo caso, per effetto dello scorrimento della lista, entrerebbe nell’assise municipale Patrizia Santoro. Resta in ogni caso aperta la soluzione esterna, che aprirebbe un nuovo fronte di trattative. A rendere poi il quadro ancora più complesso per la tenuta della maggioranza c’è il ritorno sulla scena di Vincenzo De Luca. Il governatore è tornato a muoversi da protagonista nella città di Salerno: blitz nei quartieri, sopralluoghi sulla sicurezza. Un ritorno che sa di regia e che inevitabilmente pesa come un conto alla rovescia sulla stessa amministrazione Napoli. E mentre la campagna elettorale per le Regionali entra nel vivo, la giunta comunale continua a scricchiolare. Non è solo un problema di deleghe. È un problema di equilibri, di posizionamenti e di nuove coalizioni tutte da costruire. Con l’area di centro che più di ogni altra vuole fare da ago della bilancia. Ed essere protagonista. Senza farsi schiacciare da scelte già fatte, come accaduto in passato. Scelte che – nel perimetro di un centrosinistra chiamato, come al solito, a succedere a se stesso alla guida del Comune capoluogo – questa volta potrebbero essere più complicate di un tempo. Perché il ritorno del Grande Capo dovrà fare i conti con un dato nuovo: a Salerno, oggi, ci sono anche altre ambizioni. Soprattutto tra i moderati, e in particolare tra alcuni dei suoi esponenti più rilevanti che – oggi – sono in ufficiale freddezza con il governatore.
Oggi, appunto.

