NAPOLI – «Il campo largo? Una maionese impazzita». Basterebbe questa battuta di Felice Iossa (nella foto), socialista di lungo corso ed ex sottosegretario all’Industria, per fotografare lo stato di salute del centrosinistra campano: risse interne, fughe verso il centrodestra, alleanze appese ai malumori. Iossa, fino a poche settimane fa responsabile Mezzogiorno del Psi, non le manda a dire: «Sotto la retorica dell’unità si nascondono profonde contraddizioni e l’opportunismo di chi pensa solo a garantirsi un seggio. I Cinquestelle» sottolinea «sono stati per dieci anni all’opposizione di De Luca e ora dovrebbero garantirne la continuità. È una contraddizione politica enorme». Nel mirino di Iossa finisce per direttissima anche la direzione socialista: «Il Psi, un tempo casa dei riformisti, è diventato una Circumvesuviana piena di passeggeri abusivi. Non si può candidare chi ha offeso in modo indegno Craxi e la storia del socialismo». E’ storia di ieri, e ha già portato alle sue dimissioni per mancanza di condivisione della linea del segretario Maraio e della impostazione (e di alcuni candidati) della lista Avanti Campania. La storia di oggi, invece, riguarda il cosiddetto codice etico, che il candidato presidente del centrosinistra Roberto Fico non vuole mollare ma che da più parti – moderate e centriste – viene stigmatizzato nella stessa coalizione: «Il cosiddetto codice etico» annota Iossa «viene ormai usato con spregiudicatezza per saltare dal giustizialismo al garantismo a seconda della convenienza. È un’offesa alla Costituzione e alle leggi dello Stato: è la legge, non i moralisti di turno, a stabilire chi può candidarsi e chi no». L’ex dirigente del partito del Garofano va poi sull’attualità politico-elettorale più stringente. E dinamica: i cambi non tanto, e non solo di partito quanto di coalizione: «Da settimane assistiamo a una vera e propria campagna acquisti di ex amministratori in fuga. Il centrodestra ha capito che può giocarsi una partita decisiva: sul Golfo di Napoli la forbice dei sondaggi si è già ristretta». Iossa, infine, torna sui socialisti: «Il nostro campo ideale è quello della nostra cultura riformista, della nostra storia e della nostra identità, non quello di una sinistra confusa che baratta la dignità per un posto in lista. Il partito socialista italiano» conclude «non può essere ridotto a un taxi per l’opportunismo politico».

