Il cessate il fuoco regge, il gabinetto Netanyahu trema

«Se il governo non smantellerà Hamas, io smantellerò il governo». Si apre con questa bellicosa di Itamar Ben Gvir, ministro della sicurezza nazionale del gabinetto Netanyahu, la settimana politica in Israle, caratterizzata da nuove tensioni all’interno della maggioranza di governo.
Ben Gvir, capo del partito di estrema destra nazionalista Otzma Yehudit (Potere Ebraico), ha infatti lanciato un ultimatum al primo ministro e agli altri partiti di maggioranza: entro tre settimane la Knesset – il parlamento israeliano – dovrà approvare la proposta di legge che prevede la pena di morte per i terroristi. Proposta non negoziabile per Ben Gvir, che ha già annunciato che in caso contrario «non si sentirà più obbligato a votare con la coalizione».
Il leader di Otzma Yehudit, contrario al cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, ha in oltre ribadito che il sostegno all’esecutivo Netanyahu è condizionato all’eliminazione di Hamas, qualora ciò non dovesse avvenire il primo ministro israeliano «sa benissimo cosa succederà», ha chiosato Ben Gvir nel corso di una conferenza stampa tenutasi ieri.
La situazione politica a Tel Aviv resta dunque tesa, mentre nella Striscia il cessate il fuoco resta fragile: domenica gli attacchi israeliano hanno provocato circa 40 morti tra la popolazione palestinese, mentre Hamas ha respinto ogni accusa circa l’esposione che è costata la vita a due soldati israeliani a Rafah.
Nella giornata di ieri, intanto, una delegazione di Hamas guidata da Khalil al Hayya ha raggiunto Il Cairo per partecipare ad un incontro sull’attuazione del cessate il fuoco. Al tavolo i mediatori egiziani e i rappresentanti delle altre fazioni palestinesi.
Focus del confronto le questioni relative agli aiuti umanitari, alla ricostruzione e allo scambio di prigionieri.

Torna in alto