Passeggiate e polemiche

Può una passeggiata di una mezz’oretta in due piazze di un quartiere centrale di Salerno dare la stura ad un mare di polemiche e arrivare, persino, a diventare questione strettamente politica?
La risposta affermativa è d’obbligo se a gironzolare tra piazzetta Bolognini e piazza San Francesco non è uno degli studenti del vicino liceo che ha marinato le lezioni o un pensionato indeciso su dove leggere il giornale, bensì Vincenzo De Luca. Con il consueto piglio, martedì scorso, il governatore ha deciso di intervenire in prima persona per effettuare una ricognizione in uno dei luoghi diventati simbolo – nelle settimane estive ed autunnali – del declinare della sicurezza nella città di cui è stato a lungo primo cittadino. E sembrava proprio indossare le vesti da sindaco il De Luca che, accompagnato da uno stuolo di amministratori e funzionari comunali oltre che dalla polizia municipale, ha raccolto le doglianze del parroco della chiesa che affaccia su piazza Bolognini, ha ascoltato i cittadini di passaggio, ha allontanato un giovane straniero “sorpreso” a bighellonare in piazza. E soprattutto ha dato disposizione sugli interventi da adottare a strettissimo giro per ripristinare ordine e decoro nella zona.
In primis la rimozione di alcune panchine, individuate come il catalizzatore di una umanità varia, spesso disperata, che in più di un’occasione ha dato origine ad episodi violenti, o comunque molesti, nei confronti di residenti e passanti. Se il vecchio Gentilini – sindaco leghista di Treviso, primo ad indossare la stella di sceriffo metropolitano – si limitò a far porre un bracciolo metallico a metà panchina per evitare che qualche senzatetto la utilizzasse come letto, De Luca ha scelto la soluzione radicale. Del resto si sa, il governatore non è uomo da mezze misure.
Al netto della bontà delle soluzioni adottate – su cui ritorneremo più avanti – è decisamente insolito, a tenersi bassi, vedere il governatore di una delle più importanti regioni d’Italia dedicarsi a compiti tutto sommato minuti, che ordinariamente sarebbero di competenza al massimo dell’assessore al ramo. Ma si sa, a Salerno un po’ tutto è straordinario. E volendo ci si potrebbe fermare qui, alla nota di colore, all’episodio che, al netto di ogni simpatia o antipatia politica, provoca almeno un sorriso. Cosa che in questi tempi di magra è già un piccolo successo quotidiano.
La vicenda, tuttavia, ha un innegabile risvolto politico. Perché il “sopralluogo” del governatore si traduce automaticamente ed inevitabilmente nel commissariamento dell’amministrazione comunale guidata da Vincenzo Napoli. Amministrazione, bene ricordalo, di strettissima osservanza deluchiana.
Se durante l’estate non erano mancare tirate d’orecchio e ramanzine, l’intervento in prima persona di questa settimana va ben oltre. È vero che il governatore non ha mai reciso il cordone ombellicale con Salerno – e probabilmente anche volendo ciò non sarebbe stato possibile – tuttavia qui si è andati ben oltre il “paterno consiglio” rivolto dal Peppone di guareschiana memoria, una volta diventato deputato, ai compagni rimasti ad amministrare la natia Brescello.
Amor proprio vorrebbe che qualcuno, più d’uno in verità, a Palazzo di Città traesse le debite conslusioni e protocollasse le proprie dimissioni.
Per una sola passeggiata sarebbe già abbastanza, ma, lo abbiamo detto prima, a Salerno tutto è straordinario. Anche la nota diffusa ieri che critica aspramente i provvedimenti “suggeriti” dal governatore per restituire decoro e sicurezza al cuore del quartiere Carmine.
Che per recuperare uno spazio pubblico si decida di rimuovere le panchine, ovvero un elemento che favorisce la socialità, può essere oggetto di legittima critica. Anche condivisibile. Che questa decisione possa essere assunta a paradigma di una fallimentare azione politico-amministrativa ci può stare.
Soprattutto se a firmare questa nota sono associazioni come il Comitato Salute e Vita, da sempre critiche verso l’amministrazione, o la consigliera Elibetta Barone, candidatasi in alternativa a Vincenzo Napoli.
Più strano, invero, è trovare in calce alla nota la firma dei due consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle. Oppositori sì a Palazzo di Città, ma alleati di Vincenzo De Luca all’interno del campo largo. I due pentastellati vanno all’attacco lancia in resta, inevitabile che il tema civico in campo diventi politico. L’impressione è di assistere ad un qualcosa di già visto, anche se a parti invertire: se per settimane è stato De Luca ad attaccare “l’alleato” Fico, ora sono i grillini – si possono ancora chiamare così? – ad attaccare il vecchio governatore, nuovo alleato.
È la politica, bellezza! Quella sempre più lontana dalla realtà.

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