Storico sindaco di Praiano, imprenditore alberghiero della Costiera Amalfitana, già consigliere regionale per due legislature. Salvatore Gagliano è un uomo – e un politico – che fa della misura e della concretezza la propria cifra. Moderato nei toni ma deciso nelle scelte, appartiene a quella generazione capace di tenere insieme visione, relazioni autentiche e radici profonde nel territorio. Un equilibrio che nel tempo si è tradotto in un consenso solido, per certi versi anche trasversale agli schieramenti, e che a fine novembre si misurerà nelle urne della competizione per Palazzo Santa Lucia, dove è candidato con Fratelli d’Italia.
Gagliano, cosa l’ha spinta a rimettersi in gioco oggi, scegliendo di candidarsi al Consiglio regionale della Campania con il partito di Giorgia Meloni?
«La Regione è un luogo decisionale fondamentale. È lì che nascono molte leggi ed è lì che vengono fatte le più importanti scelte di programmazione. A mio avviso, negli ultimi anni, i territori non hanno davvero trovato rappresentanza e ascolto. A cominciare dalla mia Costiera, che su alcuni temi vitali come la viabilità, la qualità dei servizi, la programmazione turistica mi pare davvero abbandonata a se stessa. È per questo che mi candido e lo faccio con Fratelli d’Italia: è stato lo stesso Edmondo Cirielli a volermi coinvolgere in questa bella sfida».
Negli ultimi anni ha più volte definito la politica “lontana dalle persone”. Cosa la convince che oggi si possa tornare a costruire un rapporto autentico con i cittadini?
«Non credo di offendere nessuno se affermo che in questi ultimi anni il lavoro di molti consiglieri regionali di maggioranza abbia tenuto in maggior conto le direttive della giunta che le aspettative dei territori. È perciò necessario invertire la tendenza, ripartire dal basso. Il problema non è l’ascolto, di cui tutti si riempiono la bocca a vuoto. Ma la capacità di vivere dentro i territori, conoscerli e saperne interpretare le necessità e le speranze».
Lei è stato eletto nel 2000 con Forza Italia e nel 2005 con Alleanza Nazionale. Cosa ritrova e cosa, invece, è cambiato nel centrodestra?
«Ritrovo tanti vecchi amici, insieme a giovani dirigenti che anni fa era solo ragazzi e oggi sanno lavorare con competenza ed efficienza. Certo, il centrodestra è cambiato, così come è cambiata la politica nel suo complesso. Oggi come allora, continua però a vincere e a convincere».
Il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Campania è Edmondo Cirielli, viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
«E’ uno dei motivi per cui ho accettato di candidarmi. Nella sua vita politica Cirielli ha dimostrato di sapere comporre alleanze ampie e forti, e di dare il meglio di sé in campagna elettorale. Se dice che a urne aperte potrà esserci una bella sorpresa, è perché lo pensa davvero. E io con lui».
Il suo nome evoca la Costiera amalfitana e un legame profondo con i territori. Quali sono, secondo lei, le priorità per le aree interne e per il turismo in Campania?
«Per il turismo le priorità sono la qualità e la professionalizzazione. Molti operatori sono giovani e devono avere la possibilità di formarsi adeguatamente. Allo stesso tempo è fondamentale accompagnare nella crescita le strutture nate di recente, soprattutto le più piccole. Resta però un punto per me incomprensibile: perché, a livello regionale, le scelte strategiche sul turismo vengono spesso affidate a persone prive di competenze specifiche di settore? Persone magari garbate, ma fare turismo è tutt’altra cosa».
E le aree interne?
«Gli ultimi dati fanno spavento. Lo spopolamento incombe e non si possono lasciare le piccole comunità da sole ad affrontare una sfida più grande di loro. In Campania, dove gran parte del territorio è montano, problemi e rischi saranno ancora maggiori. Bisognerà quindi agire in modo rapido, deciso, profondo. Il turismo va sostenuto, ma è ormai chiaro che da solo non può bastare. Serviranno nuovi servizi per una popolazione anziana in costante crescita, asili nido e scuole materne per sostenere le giovani famiglie che scelgono di restare, incentivi mirati per chi ha davvero voglia di fare impresa, evitando le solite misure a pioggia. E infine una grande scommessa sulla viabilità per liberare dall’isolamento interi territori che restano ancora difficili da raggiungere».
Lei è sempre stato considerato un uomo di dialogo e di consenso capace di unire mondi diversi. Oggi è ancora possibile fare politica senza fazioni e senza tifoserie?
«È molto più difficile di prima, ma resta possibile. Anzi, direi necessario. Il dibattito politico è sempre più aspro e polarizzato, ma proprio per questo avverto in tante persone un desiderio autentico di pacatezza. È vero, io sono così, e sono convinto che questo tratto del mio carattere sarà importante anche in questa campagna elettorale».
Il centrosinistra sembra aver trovato una quadratura dopo l’incontro tra De Luca e Fico. Qual è la sua valutazione?
«Rispondo in maniera secca: continueranno a litigare e questo li farà perdere».
Secondo lei, in Campania, si sta per chiudere una stagione amministrativa e anche una stagione politica?
«La stagione politica l’ha chiusa la segretaria dem Elly Schlein quando ha deciso -perché di questo si è trattato- di non dare continuità all’esperienza avviata da Vincenzo De Luca. Il resto -dal tentativo di “trovare una quadra” alla celebrazione del congresso regionale del Pd – è stato solo un modo infelice di coprire e patinare le contraddizioni interne. La stagione amministrativa, invece, si chiuderà a novembre: le incoerenze nel fronte di sinistra esploderanno definitivamente con la competizione tra i candidati. E a quel punto emergerà la leadership di Edmondo Cirielli che ha esperienza, visione e autorevolezza per superare Roberto Fico».

