Socialisti, la sfida riformista di maraio

Riformismo, metodo e visione. Enzo Maraio, segretario nazionale del Psi, guarda alla Campania come a un laboratorio politico capace di indicare al centrosinistra nazionale una strada nuova oltre gli schemi chiusi dei partiti e delle alleanze tattiche. Con Avanti Campania – laboratorio politico e lista per le regionali – i socialisti provano a costruire una rete di energie riformiste, civiche e popolari che parli di sviluppo, diritti e lavoro nel segno dell’innovazione e della responsabilità. «Non basta lo schema a due o tre forze. Serve una proposta ampia e credibile».
Segretario Maraio, in Campania avete avviato un vero e proprio laboratorio politico con Avanti Campania. Qual è la sua natura profonda e il suo orizzonte oltre la scadenza regionale?
«In Campania vogliamo costruire l’area dell’innovazione e della modernizzazione. Il progetto Avanti Campania nasce come punto di incontro tra culture e valori diversi: riformisti, cattolici, esperienze civiche, mondi che credono nel cambiamento. È un laboratorio politico che parte dalla Campania ma che può diventare un riferimento nazionale per il centrosinistra. Non si vince con coalizioni chiuse a due o tre forze: serve una proposta ampia, aperta e inclusiva, capace di parlare a quella parte del Paese che chiede buona politica, concretezza e risultati».
Lei ha detto che dalla Campania può nascere un modello per tutto il centrosinistra nazionale. In che modo può diventare il punto di ripartenza per un’area riformista e moderata che non sia chiusa tra Pd e Cinque Stelle?
«La Campania può dimostrare che non basta lo schema a due o tre forze. Se vogliamo rilanciare il centrosinistra, dobbiamo tenere insieme più sensibilità e più culture politiche,e costruire una vera sintesi riformista. Qui stiamo sperimentando un metodo nuovo: partiti diversi che mettono da parte le bandiere, senza riporle nei cassetti. E si confrontano su una visione comune: sviluppo, diritti, sostenibilità, lavoro. Il nostro obiettivo è far nascere un modello esportabile, un campo largo ma credibile dove l’identità socialista e quella popolare si incontrano nel segno dell’innovazione e della responsabilità».
Si vota a fine novembre. Come arriva il Psi a questa sfida? Qual è l’obiettivo di Avanti Campania e che tipo di risultato si aspetta?
«Arriviamo con entusiasmo e con una proposta forte. In questi mesi abbiamo lavorato sui territori, con amministratori, associazioni, giovani e mondi produttivi.
Avanti Campania può essere un vero punto di riferimento e personalmente sono convinto che raggiungeremo la doppia cifra. Ma il dato elettorale non è l’unico obiettivo: vogliamo portare dentro la coalizione idee e competenze che restino anche dopo le elezioni perché il nostro lavoro non finisce con il voto».
Dopo le sconfitte nelle Marche e in Calabria, il campo largo sembra in affanno. Lei ha detto: “Da soli non si vince”. Cosa serve concretamente per ridare slancio al centrosinistra in Campania?
«Serve, ripeto, allargare la coalizione. Ma non è solo un’operazione elettorale. Non bastano sigle e alleanze tattiche: bisogna costruire una visione e un programma comune. In queste settimane, con il tavolo del centrosinistra, stiamo sperimentando un metodo nuovo: si parte dai temi, si trova sintesi partendo da posizioni diverse. Dobbiamo mettere al centro le priorità dei cittadini – sanità, casa, giovani, lavoro – e scrivere insieme una piattaforma di governo. Solo così si può restituire credibilità e slancio al nostro campo politico».
Cosa vuol dire, nel 2025, essere riformisti in Italia?
«Essere riformisti oggi significa leggere i cambiamenti e guidarli, non subirli. Significa avere un approccio non ideologico ai problemi, pragmatico e concreto, ma radicato nei valori di libertà, giustizia sociale e solidarietà. Oggi c’è bisogno di una classe dirigente che non si limiti a denunciare i problemi ma proponga soluzioni reali: su casa, sanità, lavoro, sostenibilità. Il riformismo, in fondo, è la capacità di trasformare le buone idee in risultati concreti per le persone».
Roberto Fico è davvero la figura capace di unire il centrosinistra, portarlo alla vittoria e governare la Campania?
«Sì, credo che Roberto Fico sia l’uomo giusto per tenere insieme le varie anime della coalizione e guidare una regione complessa come la Campania. Ha mostrato equilibrio, capacità di ascolto e una visione di governo seria. È riuscito a fare sintesi tra forze diverse, e questo è il presupposto più importante per vincere e, soprattutto, per governare bene. C’è stima reciproca e collaborazione: da parte nostra ci sarà pieno impegno per costruire insieme una proposta di governo credibile, moderna e vicina alle persone».
Da dove deve ripartire la Campania e quali saranno le priorità d’intervento?
«Dobbiamo continuare il lavoro fatto in questi anni e migliorarlo, con un approccio chiaro: tenere insieme bisogni e meriti. Aiutare chi è più fragile, ma anche premiare chi fa e produce: imprese, professionisti, giovani innovatori. Le priorità saranno il piano casa, il sostegno alle famiglie e al welfare, la sburocratizzazione per le imprese e una sanità più vicina ai territori».
In Campania si chiude solo una fase amministrativa o anche una stagione politica per il centrosinistra?
«Non mi piace mai pensare alla fine dei progetti ma – piuttosto – all’inizio di nuovi slanci. Ogni ciclo politico può e deve generare novità nel solco delle cose fatte bene valorizzando le esperienze positive e correggendo ciò che non ha funzionato. La Campania ha bisogno di continuità nella visione e di rinnovamento nelle energie, non di rotture. In questo senso non si chiude una stagione. Al contrario se ne apre una nuova, più partecipata, che può ridare forza e credibilità all’intero centrosinistra».

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